Gli alimenti diuretici

Molte persone sperano di ottenere un dimagrimento facile e veloce attraverso il ricorso ai diuretici, ovvero quelle sostanze in grado di aumentare la produzione e l’espulsione di urina. Tuttavia, l’uso di farmaci o di prodotti dimagranti ad azione diuretica rischia di rivelarsi una cattiva idea e dare luogo, anche in persone perfettamente sane, ad una serie di disturbi che possono andare dalla disidratazione ai crampi fino ad arrivare al collasso cardiaco, soprattutto se l’assunzione di questo tipo di prodotto si accompagna all’esercizio fisico intenso.

Quindi, a meno che non ce li abbia prescitti il medico, meglio rivolgersi a rimedi più innocui come il buon cibo o le erbe (anche qui però usate molta prudenza); alcuni alimenti e bevande hanno infatti azione diuretica grazie al loro contenuto elevato di acqua o di particolari vitamine e sali minerali quali potassio, vitamina C, vitamina B6. Sappiate però che il calo ponderale registrato in seguito al loro consumo massiccio è dovuto alla perdita di liquidi e non di grasso quindi si tratta di un dimagrimento più apparente che reale.

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Caffè per prevenire la gotta

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Boston University School of Medicine, coordinati dal dr. Hyon K. Choi, bere grandi quantità di caffè nel corso della vita, dimezza, per le donne, la possibilità di contrarre la gotta dopo la menopausa.

I ricercatori non hanno ancora stabilito quale sia il principio attivo contenuto nel caffè in grado di scongiurare l’insorgenza della malattia, che colpisce in realtà soprattutto gli uomini, ma escludono che possa trattarsi della caffeina dal momento che essa è contenuta anche in altre bevande (come il tè) le quali non si sono però dimostrate in grado di sortire il medesimo risultato.

Questo dunque il consiglio del dottor Choi

In particolare il rischio di gotta diminuisce del 22% se l’intake medio durante la vita è stato di 1-3 tazze di caffè al giorno, ma del 57% se l’intake medio durante la vita è stato di più di 4 tazze di caffè al giorno. Se siete forti bevitrici di caffè e nella vostra famiglia ci sono casi di gotta, io non smetterei.

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L’alimentazione anti colesterolo

Secondo dei dati recenti, sei italiani su dieci hanno il livello del colesterolo superiore alla norma, fattore che espone al rischio di ictus e infarti; erroneamente, il colesterolo alto viene spesso sottovalutato, eppure per tenerlo sotto controllo, basterebbe adottare una dieta sana ed equilibrata che, oltre a mantenere stabili i livelli di colesterolo, aiuterebbe anche a dimagrire e a scolpire la silhouette.

Le principali fonti di colesterolo sono gli alimenti e la produzione interna dell’organismo: in percentuale, il colesterolo introdotto con la dieta è pari a circa il 20% del totale, e il restante 80% viene prodotto dal fegato; in linea di massima, il colesterolo introdotto con la dieta non dovrebbe superare i 300 mg. al giorno.

Un’alimentazione equilibrata permette di aumentare il livello di colesterolo “buono”, in grado, cioè di eliminare quello “cattivo”, e di ridurre, quindi, il rischio di problemi cardiovascolari. Ovviamente, anche lo sport ha la sua importanza nel contribuire ad abbassare il livello del colesterolo nel sangue; come abbiamo più volte ripetuto nel corso dei nostri post qui su Dietaland, per attività sportiva non si intendono sfiancanti ore di esercizi in palestra: vanno bene anche 40 minuti di camminata veloce per due o tre volte la settimana.

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Mood Foods, ovvero i cibi adatti all’umore

Ormai l’autunno è alle porte e con esso anche i classici disturbi dovuti al cambio di stagione, ovvero stanchezza e irritabilità; per fortuna, anche in questo caso, un importante aiuto ci arriva dall’alimentazione che, grazie ad alcuni cibi, contribuisce a farci stare meglio. Se la mattina vi svegliate tristi e depresse, vi saranno utili i cosiddetti Mood Foods, dei cibi che, grazie alle loro caratteristiche nutritive, aiutano a superare i momenti no e di stanchezza.

Proprio come dice il nome, ad ogni mood, ovvero ad ogni umore, corrispondono dei cibi più indicati di altri per contrastare quella particolare sensazione; vediamone alcune. Per combattere la stanchezza via libera ai carboidrati, che producono energia, al ferro che la mantiene al lungo, alle fibre, in grado di saziare a lungo, alla verdura per fare il pieno di vitamine e sali minerali e al magnesio che regala vitalità.

Se vi sentite giù di corda, tristi e depresse, accogliete nei vostri menù gli omega 3 contenuti nei pesci come salmone e tonno, e nei crostacei, magari abbinandoli al cioccolato, alle noci, ai legumi, ai cereali, alle banane, al pollo e all’ananas, alimenti in gradi di stimolare la produzione della serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore”.

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Combattere l’insonnia con i preparati omeopatici

Al contrario di quanto si crede comunemente, l’insonnia è un disturbo piuttosto diffuso; si stima infatti che il 14% della popolazione ne sia affetto e che questa percentuale si attesti al 33% superati i 60 anni di età, soprattutto fra le donne. Le conseguenze di un riposo notturno carente o estremamente disturbato, soprattutto se il problema permane per lungo tempo, si rendono evidenti durante il giorno causando disagi quali emicranie ricorrenti, difficoltà di concentrazione e attenzione, disturbi della memoria, irritabilità.

Non ci vuole molto a comprendere come tutto questo incida negativamente sul rendimento fisico ed intellettuale di chi  soffre di insonnia con ricadute deleterie sulla vita lavorativa, familiare e sociale. Abbiamo già visto come, per ridimensionare il problema, sia utile adottare tutta una serie di accorgimenti atti a modificare alcune abitudini di vita e alimentari che possono favorire, se non l’insorgenza, il mantenimento del problema e/o un suo inasprimento; oggi vedremo invece quali rimedi omeopatici possono essere utili a garantirsi un buon sonno:

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L’olio d’oliva combatte l’osteoporosi

Nelle pagine di Dietaland vi abbiamo spesso illustrato le proprietà benefiche dell’olio d’oliva, il condimento principe della dieta mediterranea; uno degli ultimi post sulle sue virtù, riguardava quella di essere in grado di combattere la sindrome metabolica. Ora, una recente scoperta condotta dall’Università di Cordoba, guidata dal dottor Santiago-Mora e pubblicata su “Osteoporosis International”, rivela che l’olio d’oliva sarebbe utile anche per contrastare l’osteoporosi.

Innanzi tutto spieghiamo in cosa consiste questa patologia; l’osteoporosi è la perdita della densità ossea che causa una maggiore fragilità delle ossa e che colpisce principalmente le donne, soprattutto quelle in età avanzata o nel periodo post menopausa. La dieta è un fattore fondamentale nella prevenzione dell’osteoporosi, ovviamente se è sana ed equilibrata come quella mediterranea, un regime alimentare nel quale i condimenti  a base di olio d’oliva ne costituiscono il principio.

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Il pomodoro aiuta a prevenire il tumore alla prostata

Le proprietà benefiche del pomodoro sono da tempo indiscusse, e ora se ne aggiunge un’altra, ovvero quella di essere un ottimo alleato nella prevenzione del tumore alla prostata, soprattutto se consumato cotto, intero e compreso di buccia e semi.

Questo risultato è emerso nel corso di uno studio italiano condotto dal Centro Scienze dell’Invecchiamento dell’Università di Chieti in collaborazione con l’ateneo Federico II di Napoli, pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Research.

Ecco cos’ha dichiarato la dottoressa Manuela Iezzi, a proposito dell’uso del pomodoro nella prevenzione del tumore alla prostata:

Abbiamo appurato che una dieta arricchita con pomodoro intero, specie se cotto e con la buccia, come accade nelle più tipiche preparazioni della cucina mediterranea, riduce lo sviluppo dei tumori della prostata e i fattori infiammatori coinvolti nel processo tumorale. Molto più di quanto può accadere assumendo un solo componente, come il licopene.

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Cambio di stagione e stipsi: attenzione all’alimentazione

Il cambio di stagione, soprattutto quello dall’estate all’autunno, è un periodo difficile per l’organismo che è costretto ad affrontare il calo delle temperature e le minori ore di luce; uno degli organi che risente di più di questi cambiamenti è l’intestino, che rallenta le sue funzioni causando stitichezza.

La stipsi da cambio di stagione è un disturbo piuttosto diffuso, basti pensare che ne soffre ben il 58% degli italiani. Oltre a problemi di origine alimentare, infatti, la stipsi può presentarsi anche in caso di un forte stress, di un viaggio, o semplicemente a causa del cambio di abitudini e di stagione. Per stipsi non si deve intendere sono la riduzione del numero delle evacuazioni ma anche il dolore e la difficoltà a portarle a termine.

In autunno, l’organismo deve affrontare il cambio di clima e di abitudini, come ad esempio il ritorno al lavoro o a scuola dopo un periodo di vacanza, ma anche far fronte ai disagi dovuti ad un minor apporto di liquidi: con l’arrivo del freddo tendiamo a bere meno rispetto alla stagione calda, fornendo, quindi, meno liquidi all’organismo.

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Combattere lo stress con l’alimentazione e gli integratori

Il rientro dalle vacanze può essere davvero un momento molto stressante; i ritmi familiari e lavorativi si fanno sempre più pressanti, le belle giornate lasciano il posto a giorni brevi e uggiosi, il fantasma della solita routine comincia ad aleggiare intorno a noi. E’ facile dunque in questo periodo sentirsi svogliati e di cattivo umore.

Certo, è solo questione di tempo, prima o poi passerà, ma intanto possiamo cercare di migliorare il nostro stato d’animo curando meglio la nostra alimentazione e ricorrendo a qualche rimedio erboristico utile a farci ritrovare energia e concentrazione.

Quanto alla dieta, cercate, adesso più che mai, di seguire una dieta varia ed equilibrata in cui non manchi nessuno dei nutrienti principali e che sia anche ricca di vitamine e sali minerali. Non saltate i pasti e cominciate la giornata con un bella colazione; vi aiuterà ad affrontare con più “coraggio” gli impegni della mattina.

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Nuovo anno scolastico: l’alimentazione degli studenti

Il nuovo anno scolastico è ai nastri di partenza ormai per diverse regioni italiane; dopo quasi tre mesi di stop i ragazzi faticheranno un po’ prima di riprendere con i ritmi scolastici. Per sostenerli in questa fase e alleviare lo stress del rientro, una giusta alimentazione è molto importante. I consigli per la dieta ideale arrivano dagli esperti dell’Università delle Scienze di Philadelphia, guidati dalla dottoressa Karin Richards.

Secondo gli scienziati americani, nella dieta per gli studenti alle prese con il ritorno in aula, devono essere sempre presenti le proteine e i carboidrati; le proteine servono per tenere sotto controllo a lungo l’appetito, e i carboidrati, soprattutto quelli complessi come i farinacei integrali, a fornire l’energia necessaria ai ragazzi per affrontare tutte le attività scolastiche.

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Dieta del rientro: no alle pillole ormonali

Proprio qualche giorno fa vi avevamo fornito alcuni consigli per perdere i chili di troppo accumulati durante le vacanze, in quanto, molto spesso, l’estate lascia in eredità un po’ di grasso superfluo. Purtroppo, però, non tutti scelgono di seguire una dieta sana a base di frutta e verdura, ma si affidano o al fai da te o ricorrono alle pillole ormonali per stimolare la tiroide, e quindi, il metabolismo.

L’allarme arriva dal centro di ricerca Cerifos, il quale ha registrato un aumento nel consumo di pillole contenenti ormoni stimolatori della tiroide, proprio con lo scopo di favorire il metabolismo.

Inutile dire che i danni per la salute sono ingenti: si va dalle palpitazioni al nervosismo, alla diarrea, passando per la tachicardia alla sudorazione eccessiva. Ma non è finita qui; con l’assunzione di queste pillole è possibile che aumenti il livello di calcio nel sangue e che, di conseguenza, si incorra nella perdita della massa ossea.

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La dieta alcalina

La dieta alcalina, come è facile immaginare, si basa sul consumo di cibi (frutta, verdura, noci, tuberi) che, una volta metabolizzati, rilasciano nell’organismo residui alcalini, a scapito di alimenti acidificanti quali carni, formaggi, pesci, crostacei, albume d’uovo, latte, alcuni tipi di legumi, tè, caffè e cereali.
Il presupposto di questa dieta, nota anche come alcalinizzante, è che un consumo eccessivo di cibi che rilasciano residui metabolici acidi finisca per alterare l’equilibrio acido-basico dell’organismo causando la perdita di minerali essenziali nelle ossa alla quale seguirebbe una sorta di acidosi cronica che, per quanto di lieve entità, esporrebbe allo sviluppo di alcune patologie e contribuirebbe alla percezione di un malessere generale a causa dell’aumento dei radicali liberi e dell’indebolimento del sistema immunitario.

Pane integrale: ecco perchè consumarlo

Le proprietà salutari del pane integrale ormai sono ben note a tutti; già diversi studi ne consigliavano il consumo, e proprio in questi giorni sono stati resi pubblicati i risultati di una ricerca europea sull’American Journal of Clinical Nutrition. Lo studio in questione spiega che le  proprietà del pane integrale sono da attribuire alle fibre alimentari bioattive presenti nei cereali integrali.

Secondo gli scienziati, le fibre contenute nei cereali sarebbero utili per combattere gli aumenti di peso anche per motivi, per così dire, pratici: l’alto contenuto dei fibra dei cereali integrali costringere ad una masticazione più lunga, fattore che sembrerebbe utile per limitare il consumo di un determinato alimento.

Non da meno sono le proprietà delle altre sostanze che compongono i cereali integrali, come gli antiossidanti e gli steroli, dei composti dall’azione protettiva; proprio per individuare tutti le sostanze attive presenti nei cereali, è stato avviato un progetto europeo chiamato “Healthgrain”, che coinvolge ben 15 Paesi. Le ricerche del progetto “Healthgrain” sono state concentrate soprattutto sui cereali più usati per produrre il pane, ovvero il frumento e la segale.

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La frutta e la verdura di settembre

Con gli ipermercati e la grande distribuzione è possibile avere a disposizione ogni tipo di frutta e di verdura in qualsiasi periodo dell’anno; dal punto di vista nutrizionale, però, sono da preferire la frutta e la verdura di stagione, in quanto riescono più facilmente a mantenere intatte le loro proprietà benefiche, il che non sempre è possibile negli altri prodotti che, magari, affrontano un viaggio molto lungo prima di arrivare in Italia.

Ovviamente non è da tralasciare l’aspetto economico: la frutta e la verdura di stagione sono sicuramente meno costose rispetto a quelle coltivate in serra riscaldata o provenienti da altro Paese. Consumando esclusivamente frutta e verdura di stagione non si rischia certo un’alimentazione povera o monotona, perché il nostro clima temperato permette di avere a disposizione tanti tipi di ortaggi e di frutta durante tutto l’anno.

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Lo zinco: i pro e i contro di questo minerale

Lo zinco è un minerale molto importante per l’organismo, tanto da essere indispensabile per far funzionare bene diversi organi. Lo zinco è presente nella composizione di oltre 200 enzimi, ovvero di sostanze chimiche che hanno il compito di accelerare i processi cellulari; inoltre è fondamentale per lo sviluppo degli organi riproduttivi e per il corretto funzionamento delle funzioni della prostata.

Non è finita qui; lo zinco serve anche alla sintesi delle proteine e alla formazione del collagene, e aiuta il fegato a proteggersi dagli elementi chimici. In poche parole, lo zinco è fondamentale per l’organismo e per il suo corretto funzionamento: basti pensare che una carenza di questo minerale può provocare rallentamenti nella guarigione delle ferite e, addirittura un rallentamento nella crescita dei bambini.

La dose giornaliera consigliata di zinco è di circa 15-20 milligrammi da assumere attraverso la dieta; lo zinco, infatti, è presente in molti alimenti, soprattutto nella carne bovina, nei legumi, nei cereali, nel pesce e nel pollame; altri cibi che contengono una discreta quantità di questo minerale sono i funghi, le patate americane, il tuorlo d’uovo e la zucca.

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Il riso nero, un anticancerogeno naturale

Avete mai sentito parlare del riso proibito o Forbidden Rice? Si tratta del riso nero, una varietà di riso che in Giappone veniva usato a scopo decorativo dal popolo, come ad esempio per adornare il sushi, e ad uso culinario dai nobili.

Secondo una ricerca condotta dagli scienziati della Louisiana State University e presentata alla annuale riunione dell’American Chemical Society, a Boston, il riso nero contiene delle particolari caratteristiche nutritive che lo renderebbero molto utile contro il cancro e contro le  malattie cardiache.

I ricercatori americani, hanno analizzato la crusca del riso nero e vi hanno scoperto un’ottima quantità di antociani, degli antiossidanti naturali, responsabili, tra l’altro, del colore scuro di alcuni alimenti, quali mirtilli e ribes.

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La dieta giapponese

Tra le diete più in voga in questo periodo c’è la dieta giapponese che promette di far perdere due chili in una settimana e di assicurare salute e forma fisica senza dover rinunciare al cibo. Di sicuro starete pensando alla dieta giapponese come ad un regime alimentare a base di alghe e pesce crudo, in realtà non è così, in quanto è una dieta piuttosto varia e di sicuro ricca di nutrienti: basti pensare che la popolazione giapponese è quella che ha meno problemi di obesità e il più alto tasso di longevità.

Il cibo giapponese è leggero e aromatico, a base di ingredienti ricchi di antiossidanti e con pochi grassi. I piatti della cucina giapponese vengono preparati con molta cura, le porzioni non devono essere mai abbondanti ma gustose, e il cibo va assaporato e mangiato lentamente.

I capisaldi della dieta giapponese sono il riso, che è anche la fonte di carboidrati più importante, il pesce, la soia, la frutta, la verdura, alghe e funghi giapponesi: insomma un mix di alimenti ricchi di antiossidanti, acidi grassi Omega 3 e fitoestrogeni. A parte questi cibi base, sono molto consumati anche spezie, aromi, germogli, cavolo e insalate a foglia verde, mentre sono assunti con molta parsimonia il pesce grasso, la carne rossa e i condimenti elaborati.

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Salmonella: come ridurre i rischi di contaminazione

Pochi giorni fa è arrivata dagli Stati Uniti la notizia della contaminazione da salmonella di alcuni milioni di uova destinati ad aziende e supermercati di diversi Stati del Paese; proprio per la grandezza del fenomeno, si parla di oltre 380 milioni di uova sequestrate, il CDC, ovvero il Centers for Disease Control and Prevention, ha stipulato un vademecum con alcune linee guida per limitare il pericolo di contaminazione.

Innanzi tutto ricordiamo cos’è la salmonella, ovvero un un’infezione causata da un batterio che si trova soprattutto nei gusci delle uova ma che può penetrare anche all’interno di essi; non è immune da possibile contaminazione anche la carne, specie di pollo, il latte e i suoi derivati. Dato che non è sempre facile individuare la presenza dell’infezione, è opportuno seguire alcune semplici regole.

Innanzi tutto, conservate sempre le uova in frigorifero e se le lasciate a temperatura ambiente, cuocetele subito, in modo che eventuali batteri non possano proliferare a lungo all’interno dell’uovo.

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