Soia e prebiotici per la salute del cuore

di Rosanna Commenta

Da un recente studio canadese è emerso che combinando soia e prebiotici è possibile abbassare efficacemente il livello di colesterolo cattivo e promuovere così la salute e il benessere del cuore e di tutto l’apparato cardiocircolatorio. Bisogna però stare attenti perchè se soia e prebiotici vengono assunti separatamente, non vi è alcun effetto benefico  per l’organismo.

Il lavoro di ricerca svolto da un team di ricercatori dell’University of Toronto ha portato alla scoperta che la riduzione dei livelli di colesterolo LDL, nome scientifico del colesterolo cattivo, si è riscontrata unicamente quando soia e prebiotici sono ingeriti insieme. Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno preparato un alimento a base di soia, al quale hanno aggiunto 10 g di oligofruttosio combinato con inulina, una fibra solubile contenuta nei tuberi e nota per le sue proprietà benefiche. In seguito hanno sottoposto a test alcuni volontari suddividendoli in tre gruppi.

Al primo gruppo di volontari è stata somministrata una dieta a base di soia combinata ad un placebo, il secondo gruppo ha seguito un’alimentazione con soia e prebiotici, mentre il terzo gruppo ha seguito semplicemente una dieta povera di grassi. I risultati delle analisi compiute dopo due settimane di studio hanno mostrato significative riduzioni del livello di colesterolo cattivo nel gruppo che aveva assunto la combinazione di soia e prebiotici.

Nei soggetti che appartenevano a questo gruppo è stato inoltre rilevato un rilevante miglioramento nel rapporto tra il colesterolo LDL e HDL. Come ha affermato il dott. David Jenkins, coordinatore della ricerca, durante la sua intervista per Metabolism, rivista scientifica sulla quale sono stati pubblicati i risultati dello studio,

“La fornitura di substrati fermentescibili può essere un mezzo per aumentare l’efficacia delle proprietà benefiche degli alimenti a base di  soia così da farla diventare parte di una possibile strategia alimentare per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari”.

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