Il consumo corretto dell’acqua

In commercio esiste una gran varietà di acqua, si stima che ci siano almeno un centinaio di tipologie che variano in base alle quantità di sostanze in essa contenute. La prima e più importante classificazione dell’acqua è fatta in base al cosiddetto “residuo fisso“, residuo dei sali minerali contenuti nell’acqua evaporata a 180°C. In base a tale classificazione abbiamo le seguenti tipologie di acqua:

  • Acqua a basso residuo fisso, sono acque minimamente mineralizzate, che hanno un residuo fisso minore o uguale a 50 mg/l;
  • Acqua oligominerale, con un residuo fisso compreso tra 50 e 500 mg/l;
  • Acqua medio minerali, con un residuo fisso compreso tra 500 e 1500mg/l;
  • Acqua ricca di sali minerali, con un residuo fisso che va oltre i 1500 mg/l.

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Il prezzemolo è un valido aiuto per chi soffre di ipotiroidismo

L’ipotiroidismo è una patologia causata dall’incapacità della tiroide di sintetizzare la quantità di ormoni adeguata alle esigenze dell’organismo, provocando un rallentamento nei processi metabolici, e si manifesta con sintomi quali aumento del peso corporeo, stipsi, anemia, sonnolenza, intolleranza al freddo.

Per combattere l’ipotiroidismo ci sono dei farmaci medici, ma anche dei rimedi naturali, tra di essi il prezzemolo è senza dubbio quello più adatto per curare questa patologia della tiroide. Per ottenere i massimi benefici dal prezzemolo bisogna usarlo negli alimenti, in quanto la sua ricchezza di minerali, soprattutto di iodio, di vitamine, soprattutto la A, la C e la E, e di clorofilla, aiuta a combattere i sintomi che provoca questa malattia.

Il fatto che il prezzemolo contenga lo iodio è molto importante, in quanto i disturbi della tiroide sono spesso dovuti ad una carenza di questo minerale: infatti se manca lo iodio la tiroide non può sintetizzare i suoi ormoni e si manifesta l’ipotiroidismo.

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Gluten Sensivity, ovvero la sensibilità al glutine

Sicuramente tutti avrete sentito parlare della celiachia, forse un po’ meno della “Gluten Sensivity”, che non è una forma attenuata della celiachia, ma una malattia che si diversifica da essa dal punto di vista molecolare e dalla risposta immunitaria, anche se la causa scatenante della patologia è la stessa.

Gluten Sensivity significa “sensibilità al glutine”: questo è il nome che le hanno dato i ricercatori che hanno studiato le caratteristiche di questa patologia che, in Italia, interessa ben 3 milioni di persone.

Lo studio è stato condotto dal Dottor Alessio Fasano, professore di pediatria all’Università del Maryland School of Medicine, a Baltimora, con la collaborazione dell’Università di Napoli, ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica “BMC Medicine”. La Gluten Sensivity viene diagnosticata soprattutto in pazienti adulti con problemi di tipo intestinale che in passato venivano indicati come disturbi del colon irritabile.

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La vitamina B riduce la sindrome premestruale

Noi donne sappiamo bene quanto può essere fastidiosa la sindrome premestruale, che oltre al ben noto nervosismo, spesso è fatta anche di mal di pancia, mal di schiena e altri disturbi dell’umore; per combattere la sindrome premestruale ci sono diversi rimedi, da quelli della nonna a base di tisane all’assunzione di magnesio, passando per gli antidolorifici specifici, che però non sempre sono veramente utili.

Oggi, per fortuna, c’è una buona notizia: i ricercatori dell’Università del Massachusetts hanno scoperto che basta un’integrazione alimentare di vitamina B per ridurre i disturbi legati alla sindrome premestruale.

Secondo gli autori della ricerca, pubblicata sul Journal of Clinical Nutrition, aumentare l’apporto della vitamina B con l’alimentazione, inoltre, è molto più utile che ricorrere agli integratori vitaminici; basti pensare che inserendo, o aumentando, nella propria dieta, il consumo di alimenti come cereali e spinaci, la sindrome premestruale si riduce del 25%.

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Pancia gonfia e stipsi, il magnesio è utile?

Pancia gonfia e stipsi. Due problemi che colpiscono gli adulti, ma anche i bambini. Di base c’è un’alimentazione povera di fibre e una vita troppo sedentaria. I grandi stanno ore alla loro scrivania a lavorare, mentre i bambini fermi sui banchi di scuola e poi a casa guardando la tv o a giocare con il pc. Come si riduce questo problema? Si utilizzano degli integratori alimentari a base d’idrossido di magnesio contenenti lassativi, che non è l’ossido di magnesio, con cui spesso viene confuso.

Su questa prassi ci sono due correnti di pensiero: qualche esperto sostiene che rendere meno pigro l’intestino così possa portare all’ipermagnesia, mentre altri studi sono dell’idea che il rischio si minimo. A far chiarezza è uno studio pubblicato sul World Journal of Gastroenterology.

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Fisico a mela o a pera? Il rischio infarto è lo stesso

Qualche ricerca tempo fa aveva sostenuto che avere un fisico a mela fosse pericoloso per la salute. Questa struttura potrebbe causare un aumento del pericolo d’ictus e d’infarto, rispetto a chi ha il fisico a pera (ovvero con i fianchi molto larghi e il resto del corpo pressoché normali).  Secondo una ricerca guidata dall’University of Cambridge (GB), questa differenza non esiste: i rischi sono gli stessi.

Lo dimostra un’analisi internazionale svolta da 200 scienziati provenienti da 17 Paesi, su 220 mila adulti. In principio, alcuni esperti hanno sostenuto che le persone con “obesità centrale” presentano un rischio tre volte maggiore di subire un attacco cardiaco rispetto alle persone con obesità generale (indicata dall’indice di massa corporea).

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Una dieta scorretta causa il cancro più del fumo

Per prevenire il tumore bisogna prima di tutto mangiare bene. Questo è il consiglio di Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenuto al ciclo “Vivere in salute”, promosso dall’università La Sapienza di Roma. Secondo l’esperto l’alimentazione errata è la prima causa di cancro e supera anche il fumo. Questa tesi in qualche modo ribalta totalmente le teorie seguite negli ultimi anni.

Insomma, le sigarette non sono l’unico male e i dati parlano chiaro: le cattive abitudini alimentari sono responsabili al 35%, il tabacco 30%, le infezioni virali 10%, i fattori riproduttivi 7%, l’attività lavorativa e l’inquinamento 4%.  La dimostrazione di ciò è il tumore al colon: molto diffuso nei Paesi in cui si mangia carne, mentre è rarissimo dove le proteine animali scarseggiano. Frutta e verdura sono preziose per prevenire questa neoplasia e anche tutte le altre.

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Prugne secche, il miglior rimedio contro la stipsi

Sono tanti i cibi per combattere la stitichezza, ma nell’ultimo anno quello più sponsorizzato è stato il psyllium, una fibra naturale proveniente da alcuni tipi di frutta. In passato il classico rimedio della nonna era quello di mangiare un po’ di frutta cotta o delle prugne secche. Era la panacea di tutti mali. Bisogna ammettere che questi nonni tutti i torti non li avevano. Infatti, oggi, secondo i ricercatori dell’Università dello Iowa Carver College (Usa), le classiche prugne californiane sono decisamente più efficaci nella lotta alla costipazione.

Gli esperti consigliano di assumere circa 50 grammi al giorno di prugne, ovvero l’equivalente di 6 grammi di fibre. In tre settimane dovreste veder risolto il problema della stipsi, se non completamente, almeno in parte. Il motivo?  Questo frutto contiene sorbitolo e polifenoli.

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Combattere l’obesità con il peperoncino

Per combattere l’obesità bisogna mangiare piccante. Gli amanti dei gusti intensi, con qualche chilo di troppo, saranno contenti. Secondo uno studio giapponese, il peperoncino contiene una sostanza attiva in grado di combattere efficacemente il sovrappeso, accelerando il metabolismo. Ovviamente tutto dipende dalle dosi, perché non basta spolverare i vostri spaghetti. Ma la notizia resta comunque importante, perché potrebbe essere alla base di future terapie.

Si chiama Dihydrocapsiate (DHC) si troverebbe in un particolare tipo di peperoncino, il CH-19 sweet. Questo almeno quanto affermato da un comunicato della nota azienda alimentare Ajinomoto Group con sede a Tokio, in Giappone. Non è un peperoncino particolarmente piccante (il nome, infatti, indica la dolcezza) e non provoca bruciore allo stomaco.

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I pomodori cotti sono più salutari di quelli crudi

I pomodori sono tra le verdure più versatili in cucina nel senso che possono essere utilizzati per realizzare diversi piatti; generalmente, e soprattutto d’estate, si tende a mangiarli crudi in insalata, ma forse è meglio rivedere questa abitudine, in quanto, secondo uno studio condotto nell’Illinois, i pomodori cotti possiedono ottime proprietà antinfiammatorie e sono l’ideale per prevenire malattie come l’osteoporosi e i  disturbi cardiovascolari.

Del resto, i modi per cuocere i pomodori sono diversi: possono essere cotti al forno, grigliati o semplicemente scottati al vapore, e, in ogni caso, secondo, gli esperti, la cottura dei pomodori è estremamente salutare.

Lo studio in questione è stato condotto dagli scienziati del “Centro Nazionale della Sicurezza Alimentare” dell’Illinois e, oltre a sottolineare l’importanza dei pomodori nella dieta grazie al loro contenuto di un potente antiossidante come il licopene, ha evidenziato il valore nutrizionale che queste verdure assumono con la cottura.

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Il miele di mirto australiano è un antibiotico naturale

Se state cercando il modo di proteggervi dall’influenza stagionale, perché non mangiare un cucchiaino di mirto? Il miele del mirto australiano della specie ‘Leptospermum polygalifolium’ è il nettare con le proprietà antibatteriche più potenti del mondo. Secondo un recente studio, condotto dagli esperti del Queensland Alliance for Agriculture and Food Innovation (QAAFI), questo prodotto è così efficace che ne basta una piccola quantità per scongiurare un’infezione. Quindi non solo protegge dai mali di stagione, ma anche infezioni antibiotico-resistenti.

Pensate che composti con miele di mirto potrebbero essere utilizzati anche negli ospedali e nelle case di cura. La sua forza dipende dalla presenza di Methylglyoxal (MGO), in dosi superiori alle quantità contenute nei vari mieli di Manuka, sempre di origine australiana e dalle proprietà antibatteriche.

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Problemi digestivi, l’alimentazione corretta

A volte può capitare di mangiare pesante con conseguenti bruciori di stomaco, senso di pesantezza, nausea e gonfiori, tutti sintomi che indicano che lo stomaco va fatica a digerire; le difficoltà digestive possono presentarsi, appunto, dopo un pranzo abbondante, oppure se stiamo attraversando un periodo di grande stress.

A prescindere dalle cause, una recente indagine ha dimostrato che un italiano su tre soffre di difficoltà digestive, vediamo, quindi come agire per combattere questo fastidioso disturbo. Se avete problemi di digestione solo ogni tanto basta prendere un antiacido e il disturbo scompare, se invece succede spesso, dovete prestare attenzione alla dieta e fare un po’ di attività fisica.

La prima regola per evitare problemi digestivi è evitare di magiare troppo: sono sufficienti tre pasti principali al giorno e un paio di spuntini per garantirsi il fabbisogno calorico giornaliero; mangiate ad ore fisse, distanziando i pasti di circa 3 o 4 ore, in modo da dare il tempo allo stomaco di lavorare con calma.

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Il consumo moderato di vino e birra protegge dall’invecchiamento

Gli alcolici sono sempre molto discussi nella dieta. Di solito ci sono due fronti: uno che sostiene che sia dannosissimo e che faccia ingrassare, l’altro che invece sponsorizza un bicchiere di vino a giorno per vivere più a lungo. Come sempre la moderazione è la scelta migliore. Privarsi totalmente dell’alcol non è necessario: bisogna bere poco e durante i pasti. Un nuovo studio pubblicato su ‘Age and Ageing’ dal German Research Network on Dementia ha dimostrato che, ogni tanto, concedersi un bicchierino può ridurre il rischio di declino cognitivo o demenza con il passare degli anni.

Si è sempre sostenuto che il consumo esagerato di vino, birra e superalcolici danneggi la memoria e possa favorire lo sviluppo di malattie neuro-degenerative. Finalmente è stato messo un punto chiaro su questa questione. Per giungere a questa tesi sono stati analizzati 23 studi longitudini su persone over 65.

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Il cioccolato fondente è un ottimo antistress

Già ieri abbiamo parlato di stress e alimentazione e degli effetti deleteri della tensione sul nostro organismo, sottolineando come certi cibi siano in grado di proteggere la nostra salute da ansia e nervosismo.

Tra questi alimenti, abbiamo scelto di trattarne uno particolarmente gradito a tutti, ovvero il cioccolato fondente che, secondo una ricerca condotta dal Nestlé Research Center di Losanna, in Svizzera, contiene alcune sostanze in grado di ridurre i livelli di stress.

La ricerca, pubblicata sul “Journal of Proteome Research” è stata condotta con l’ausilio di 30 pazienti adulti e sani, catalogati secondo i diversi livelli di ansia dedotti dalle risposte fornite in alcuni questionari. Ai pazienti sono state date due porzioni da 20 g. al giorno di cioccolato fondente per 14 giorni, al termine dei quali gli scienziati hanno osservato come il metabolismo dei volontari rispondeva al consumo del cioccolato fondente con particolare attenzione ai cambiamenti metabolici legati allo stress come i livelli della microflora intestinale e del metabolismo energetico.

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L’alimentazione antistress

Ogni giorno siamo sottoposti a diversi livelli di stress e di nervosismo per i motivi più disparati: dai problemi in ufficio, al traffico che ci fa arrivare in ritardo, ai molteplici impegni che ci fanno correre tutto il giorno.

Come spesso accade, anche in questo caso una giusta alimentazione è essenziale per combattere lo stress: non sapevate che il cibo è uno dei migliori antistress? Ovviamente se il cibo è quello giusto, ovvero in grado di aiutare l’organismo a rilassarsi e ad eliminare scorie e tossine.

Secondo molti studiosi, infatti, lo stress di ognuno di noi è aggravato da una dieta sbagliata e da altre cattive abitudini come alcool, fumo e spuntini fuori orario; al posto di snack e merendine meglio concedersi una bevanda rilassante, come una tisana alle erbe o del tè nero o verde, che oltre ad allentare la tensione non fanno alzare l’ago della bilancia.

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Vitamina B7, la sua importanza nella dieta

Le vitamine del gruppo B sono tante e tutte possiedono funzioni importanti per l’organismo; oggi vi parleremo della B7, una vitamina che recentemente è stata al centro di diversi studi.

La vitamina B7, conosciuta anche come inositolo, secondo i ricercatori dell’University College di Londra, assunta nei primi mesi di gravidanza, insieme all’acido folico, potrebbe eliminerebbe il rischio di spina bifida, ovvero una malformazione che provoca ai bambini dei gravi problemi neurologici; attualmente l’acido folico è in grado di garantire una protezione solo del 70%, quindi se lo studio inglese venisse confermato, con l’aggiunta di vitamina B7, la protezione per le donne in dolce attesa sarebbe totale.

Oltre a questa importantissima scoperta, l’inositolo possiede anche diverse altre proprietà, in quanto appartiene al gruppo di vitamine fornite dalla dieta che favoriscono la disintossicazione dell’organismo; infatti, la vitamina B7 è utile anche nel caso in cui si voglia depurare il sangue dopo un’intossicazione alimentare oppure dopo una lunga cura farmacologica.

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La dieta del gruppo sanguigno non serve solo a dimagrire

La dieta del gruppo sanguigno è stata molto critica. Alla fine del 2010 c’è stata anche una classifica con le peggiori diete seguite dalle star e anche quella del sangue è stata nominata. Sono passati pochi mesi e tutto sembra essersi modificato. Il motivo? Uno studio dell’Università della Pennsylvania (Usa), condotto una ricerca su 20.000 persone, ha dimostrato oltre a favorire il dimagrimento, permette anche di capire se una persona è a rischio tumore, ma anche d’infertilità, ulcera dello stomaco, infarto e altre malattie.

Insomma, nel sangue c’è scritta la nostra vita. Pensate che, secondo gli esperti, le persone con il gene Adamts7 siano predisposte all’infarto, ma se il loro gruppo è 0 le probabilità di morire di crepa cuore sono praticamente nulle. Muredach Reilly, responsabile dello studio, è convinto che partendo da questo dato si potranno sviluppare nuove terapie per le persone a rischio d’infarto, oltre a una serie di diete personalizzate per mantenere le persone in salute e in forma.

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La dieta flexitariana

Sui giornali e in televisione sempre più spesso si sente parlare di dieta flexitariana; forse vi sarete chiesti quale strana dieta possa celarsi dietro un nome così particolare, ebbene il mistero è risolto: la dieta flexitarian, o flexitariana è una dieta vegetariana elastica, nel senso che un paio di volte a settimana è consentito mangiare carne o pasce.

Certamente una dieta “vegetariana ma con elasticità” farà storcere il naso ai vegetariani convinti, per non dire ai vegani, eppure questo regime alimentare, nato negli Stati Uniti, sta facendo sempre più proseliti. La base di questa dieta è sempre la frutta e la verdura, pur non disdegnando bistecche e filetti di merluzzo, almeno ogni tanto.

Il punto di forza di questa dieta, ovviamente dal punto di vista alimentare, è che non si rischiano carenze nutritive; è una dieta ricca di vegetali e quindi utile per prevenire malattie come ipertensione, colesterolo alto, diabete e sovrappeso, oltre a regolare le funzioni dell’intestino grazie alle fibre.

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