Fitomagra Libramed di Aboca per il trattamento di sovrappeso e obesità

Libramed è l’ultima novità della linea Fitomagra per il trattamento di sovrappeso e obesità di Aboca, azienda italiana leader nella produzione di preparati a base di erbe medicinali per la salute e il benessere di corpo e mente. Libramed è efficace nella riduzione del peso corporeo e della circonferenza ombelicale poichè agisce sui picchi glicemici dopo pasto, mantenendo costante la concentrazione di glucosio e insulina nel sangue.

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Approvata la prima pillola anti-obesità negli Usa: sarà in commercio dal 2013

E’ stato approvato dalla Food and Drug Administration (Fda) il primo farmaco per combattere l’obesità. Probabilmente questa pillola porterà una vera rivoluzione nel campo delle diete e soprattutto della salute. Attenzione, però, non si tratta di un integratore, ma di un vero e proprio medicinale, che va assunto solo su controllo medico e associato a una dieta ipocalorica, ben equilibrata, e un po’ di esercizio fisico.

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L’obesità si combatte a tavola con Mandometer, il “piatto-parlante”

Questo sì, questo no, questo è troppo calorico. Rallenta, stai mangiando un po’ troppo velocemente. Pensate di essere a tavola, con il vostro nutrizionista, e mentre state consumando in piena serenità il vostro pasto, lui vi dice cosa dovete fare e soprattutto che cosa state sbagliando. Un incubo! Questo è il principio su cui si basa Mandometer, il piatto parlante.

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Nel 2030 una persona su due sarà obesa. Come fermare l’epidemia?

 

Come combattere e soprattutto arrestare il problema dell’obesità? È una domanda che ci siamo posti spesso noi di Dietland e che si pongono quotidianamente gli esperti di tutto il mondo. Purtroppo la situazione è molto grave e complicata. Si devono assolutamente predisporre delle politiche per fermare la diffusione di questa malattia che potrebbe nel 2030, secondo Lancet, toccare una persona su due in Inghilterra e negli Stati Uniti.

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Pausa pranzo: il menù perfetto prevede pochi grassi e poco pane

È abbastanza risaputo che uno dei pericoli più terribili della dieta è la famigerata pausa pranzo. Poco tempo a disposizione, tante distrazioni (telefonino, computer, appuntamenti stressanti) e una prova costume dietro l’angolo. Mangiare qualcosa di decente non è semplice perché si rischia o di fare pasti poco bilanciati o di assumere troppe calorie. Esiste però un nuovo e interessante progetto.

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Dimagrire: trasformato il grasso cattivo in quello buono “brucia calorie”

Secondo una ricerca della Johns Hopkins, il silenziamento di una proteina renderebbe il grasso in eccesso più facile da smaltire. Lavorando su cavie da laboratorio, gli studiosi hanno scoperto che “spegnendo” una particolare proteina che stimola l’appetito, si riduce da un lato l’assunzione calorica complessiva, e dall’altro si riesce a trasformare il grasso cattivo in una forma meno difficile da bruciare.

Lo studio, pubblicato su “Cell Metabolism” coordinato dal professore Sheng Bi, potrebbe aprire la via ad un nuovo rimedio efficace per la cura dell’obesità, una patologia sempre più diffusa e che in Italia è cresciuta più del 30% negli ultimi 10 anni. Ecco, perché, come spiega il prof. Sheng Bi, se si riuscisse ad indurre il corpo a trasformare il grasso cattivo in grasso buono, che brucia calorie invece di immagazzinarle, si potrebbe aggiungere un nuovo strumento per contrastare la cosiddetta “malattia del benessere”.

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Senza i chili di troppo il cervello lavora meglio

Secondo uno studio della Kent State University, negli Usa pubblicato sulla rivista “Surgery for Obesity and Related Diseases”, senza il peso dei chili di troppo il cervello lavora meglio.

I ricercatori, infatti, hanno studiato gli effetti sulla memoria e sulla concentrazione dei soggetti sottoposti a chirurgia bariatrica, un particolare intervento che permette di perdere peso in maniera graduale o riducendo l’assunzione di cibo tramite la diminuzione della capacità gastrica (interventi di restrizione) o riducendo l’assorbimento dei cibi da parte dell’intestino (interventi malassorbitivi).

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Osservatorio Inhes per monitorare la dieta e gli stili di vita degli italiani

Studiare le scelte alimentari degli italiani, capire come queste influenzano la salute e lo stile di vita. Da oggi è possibile perché è nato un nuovo strumento: l’Osservatorio Inhes (Italian Nutrition & Health Survey), un nuovo osservatorio epidemiologico sulla dieta e gli stili di vita della popolazione. È stato creato dagli esperti dell’Università Cattolica di Campobasso. Lo scopo principale è quello di capire se gli italiani sono in linea con il Modello Alimentare Mediterraneo.

Come sappiamo la dieta Mediterranea è stata dichiara patrimonio dell’Unesco, però in molte occasioni è stato anche detto che l’alimentazione dei nostri concittadini è diventata troppo proteica, mettendo in pericolo tutte le qualità che invece comporta una dieta ricca di frutta e verdura. Inhes ha focalizzato la sua attenzione sull’analisi del comportamento alimentare degli italiani (dettagliato per luogo e per età) per aiutare le persone con indicazioni realmente efficaci.

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Diabesità, la malattia del futuro

L’epidemia del terzo millennio si chiama Diabesità. È un neologismo per raggruppare quelle persone che sono obese e/o diabetiche. Il problema è ancora più allarmante se si stima l’evoluzione che la diabesità potrebbe avere nei prossimi anni: il numero dei diabetici è, infatti, destinato a salire, a livello globale, dagli attuali 246 milioni a circa 380 milioni nel 2025. Questo il tema del convegno che si è svolto in questi giorni al Senato cui hanno partecipato la fondazione Adi e l’associazione Diabete Italia.

I dati che sono stati diffusi in quest’occasione hanno davvero mostrato una fotografia preoccupante: un italiano su due ha problemi di peso, con il 34,2% in sovrappeso e il 9,8% obeso. Un esercito di 4 milioni 700mila italiani obesi, cui fanno da contraltare i 4 milioni di italiani affetti da diabete. Il problema grave sta poi per quelle persone che oltre a essere in sovrappeso hanno anche la malattia, figlia ovviamente della situazione legata ai chili di troppo.

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L’obesità centrale

Come abbiamo già visto qualche tempo fa a proposito dei diversi tipi di obesità, quest’ultima può essere classificata in base alle cause che l’hanno originata in essenziale ed endocrina e, in base alla distribuzione di grasso a livello corporeo, in androide e ginoide. In particolare, l’obesità androide è caratterizzata dall’accumulo di tessuto adiposo soprattutto a livello addominale ed è per questo motivo che vi si riferisce anche con l’espressione obesità centrale o obesità addominale.

A questo tipo di obesità, più frequente negli uomini che nelle donne, si associa un maggiore rischio di ipercolesterolemia e ipertensione, con aumentato rischio cardiovascolare, a causa della maggiore distribuzione del grasso a livello viscerale (ossia a ridosso degli organi interni). D’altra parte, l’obesità centrale è frequentemente associata a diabete di tipo due, dislipidemie e iperuricemia e concorre insieme a queste a delineare il quadro clinico definito sindrome metabolica.

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Obesity day 2010, lotta al sovrappeso

Domenica e lunedì in tutta Italia si svolgerà l’Obesity Day, la giornata organizzata dall’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Aid) per sensibilizzare i cittadini sui rischi dell’obesità del sovrappeso. Purtroppo il quadro generale delle singole regioni sta peggiorando e il numero di bambini in eccesso di peso è in continuo aumento. La Campania è in una situazione drammatica, ormai posizionata come fanalino di coda del Paese: 18 bambini su cento sono in sovrappeso e 21 obesi,si attesta invece la percentuale delle donne obese (ferma al 24%), mentre è aumentata il numero di maschi (dal 19 è passata al 25%). La fotografia nazionale, invece, identifica che 24 persone sono in sovrappeso e 12 obese. Un esercito di 138 mila piccoli in eccesso sulla bilancia. Dal 2000 a oggi, quindi in soli 10 anni, i dati non hanno fornito un complessivo segno di miglioramento.

Su tutto il territorio italiano 200 centri dietetici pubblici saranno a disposizione di quanti vorranno ricevere informazioni sulla cura e la prevenzione dell’obesità. Gli specialisti saranno pronti a fornire consigli sulle corrette modalità nutrizionali per perdere peso, informando sui rischi conseguenti all’obesità e soprattutto suggerendo i corretti stili di vita da adottare.

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Obesità, guardare la tv e perdere peso

Guardare la tv e dimagrire. Non è fantascienza.  L’idea è di James Levine della Mayo Clinic di Rochester (Usa) che, per sconfiggere l’obesità, ha pensato di studiare degli arredi molto particolari, come una televisione che si accende solo pedalando su una cyclette o delle sale cinematografiche dotate di tapis roulant. Lo scopo è quello di incoraggiare le persone a fare movimento e a mantenersi in linea. I chili di troppo, purtroppo, sono grosso problema e in America e in Europa. Secondo gli ultimi dati della Oms, le persone gravemente obese perdono in media dagli 8 ai 10 anni di vita e il rischio di morte prematura aumenta del 30% ogni 15 chili in eccesso.

Per risolvere il problema non basta la dieta, anche se è già un primo passo, bisogna assolutamente muoversi e bruciare calorie. Ovviamente incentivare allo sport un’intera popolazione non è poi così facile, perché le persone molto pesanti di solito sono anche molto pigre e questo dipende dal fatto che il peso ne vincola moltissimo l’agilità e le capacità respiratorie.

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Una dieta dietro l’altra e aumenta il rischio di obesità

Può apparire contraddittorio, ma seguire una dieta dietro l’altra espone al rischio di diventare obesi. Ad affermarlo sono gli esperti dell’Ospedale Sacco di Milano, Fulvio Muzio e Michela Fiscella, del Servizio di dietologia e nutrizione clinica, che precisano:

Per cali ponderali consistenti è sempre consigliabile rivolgersi a uno specialista perché il modo migliore per diventare obesi è proprio fare molte diete. Per chi invece deve perdere pochi chili, il consiglio è seguire poche e semplici norme, mantenendo un’alimentazione equilibrata

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Cibi da fast food più sani con le alghe marine

Le alghe rovinano le vacanze al mare? In certi casi, in effetti, possono rendere dura la vita dei bagnanti, ma la novità è che proprio le alghe marine possono rendere i cibi grassi e ipercalorici più sani e favorire la perdita di peso. Sono gli scienziati dell’University of Newcastle a suggerire di aggiungere alla farina per la produzione di pane, biscotti e grissini, le fibre estratte dalle alghe marine.

E per constatare se le fibre estratte dalle alghe marine potessero essere efficaci nella lotta all’obesità, hanno condotto uno studio utilizzando una particolare alga di origine norvegese, cresciuta nel Circolo Polare Artico, che si chiama Fucus Vesiculosus. È un’alga ricca dell’alginato, una sostanza che è nota per l’azione sulle funzioni digestive e nel controllo dell’acidità gastrica.

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L’estratto di foglie di ulivo combatte l’obesità

L’estratto di foglie di ulivo, sfruttato popolarmente da millenni per le sue virtù naturali che sembrano contrastare l’ipertensione, oltre a prevenirla, pare che svolgano un ruolo importante anche nella lotta contro l’obesità. Lo studio in questione, eseguito su modello animale, è stato basato sugli effetti che l’estratto di foglie d’ulivo può avere sulla sindrome metabolica. Per portare avanti lo studio un gruppo di topi sono stati alimentati con una dieta ricca di grassi per un periodo di due mesi.

Al termine del periodo di dieta, tutti i topi avevano sviluppato la sindrome metabolica, una situazione clinica definita ad alto rischio cardiovascolare poiché comprende una serie di fattori di rischio e sintomi contemporanei, tra cui obesità, diabete ecc. Successivamente gli animali sono stati suddivisi in due gruppi, il gruppo di controllo e il secondo gruppo a cui è stato somministrato l’estratto di foglie d’ulivo per altri due mesi.

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