Tutti i cibi che fanno bene a cuore e colesterolo

Quali sono i cibi che fanno veramente bene al cuore? Spesso evitiamo alimenti o ne consumiamo altri convinti che sia una scelta salutare, così come beviamo tisane miracolose trascurando la frutta e la verdura. Tante scelte dietetiche sbagliate, convinti che siano un elisir di lunga vita. Questo accade perché l’informazione sta facendo “bombing” sui temi legati all’alimentazione, da un lato sensibilizzando sulla necessità di mangiare bene per conservare a lungo la salute, dall’altro passando notizie e consigli a volte poco contestualizzati o lasciati all’interpretazione del lettore.

Questa tendenza, secondo International Food Information Council Functional Foods/Foods for Health Consumer Trending Survey, ha fatto aumentare il timore di avere il colesterolo alto, l’ipertensione e di essere vittime di ictus. Sarà forse lo stress indotto dalla paura o dalla vita frenetica, ma sta diventando importante fare qualcosa. Iniziamo quindi a evidenziare quelli che sono i cibi importanti per la salute del cuore.

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Cereali integrali contro ipertensione e infiammazioni

Grano, avena e orzo per sperare di vivere più a lungo. L’alimentazione condiziona a tal punto la nostra salute da renderci più longevi. Non è un’informazione nuova, ma ogni giorni studi scientifici la confermano apportando qualche certezza in più. Secondo quanto emerge da una ricerca condotta dal National Institutes of Health-Aarp Diet and Health Study mangiare alimenti ricchi di fibre allunga la vita del 22% in più. Questo dato è stato elaborato esaminando la dieta di oltre 30 mila persona tra i 50 e i 71, cui è stato chiesto di raccontare il loro menù tipo.

È stato dimostrato che gli uomini e le donne che consumano circa 30 grammi di fibre al giorno hanno una speranza di vita superiore rispetto a chi ne mangia tra i 10 e i 12 grammi. Ovviamente le fibre devono provenire da alimenti di origine vegetali, come cereali integrali quali grano, avena e orzo.

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Trigliceridi, controllare i livelli per prevenire l’ictus

Una ricerca della Copenhagen University Hospital ha evidenziato come la misura dei grassi nel sangue potrebbe diventare una spia diagnostica per la prevenzione precoce dell’infarto cerebrale. Secondo gli esperti il rischio di ictus sale, quando si hanno livelli più alti di trigliceridi non a digiuno. Per giungere a tale conclusione sono stati esaminati i dati clinici di quasi 14 mila persone, monitorate per 33 anni.

Le raccomandazioni sanitarie puntano sempre il dito sul colesterolo come fattore chiave per prevenire l’ictus, evitando di prendere in considerazione il valore dei trigliceridi misurati dopo i pasti. Bene, i ricercatori hanno voluto mettere sotto la lente di ingrandimento un altro fattore di rischio.

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Cuocere il pesce per evitare allergie e disturbi gastrointestinali

Mangiare il pesce fa bene alla salute, questo è sicuramente indubbio, ma da quando è diventato di moda mangiarlo crudo sotto forma di sushi e sashimi, ha iniziato a destare qualche subbio. In realtà ad essere messo sotto accusa non è il pesce in sé bensì un parassita di nome Anisakis contenuto in diversi pesci, come sgombri, merluzzi e acciughe.

Le larve vive di questo parassita possono provocare problemi all’apparato gastrointestinale di diversa entità, ossia sotto forma di vomito, nausea e dolori addominali; per fortuna proteggersi è possibile.

Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori americani e pubblicato su “Clinical Infectious Diseases“, evitare di mangiare pesce e calamari crudi è il modo migliore per evitare malattie. Infatti, le larve di Anisakis muoiono se sottoposte per almeno un minuto ad una temperatura superiore a 60°C, mentre la sola affumicatura non basta ad eliminarle; se proprio volete consumare il pesce crudo, dovete prima congelarlo a -20°C per 24 ore oppure a -15°C per non meno di 96 ore.

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Frullati di mele contro le malattie del colon

“Una mela al giorno toglie il medico di torno”, un proverbio quanto mai veritiero che più volte, qui sulle pagine di Dietaland, vi abbiamo confermato illustrandovi le tante proprietà delle mele. Oggi torniamo a parlare dei benefici che offrono le mele all’organismo, soprattutto sotto forma di frullati.

Pare, infatti, che consumare frullati di mele sia utile per proteggere l’organismo dalle malattie del colon come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, una malattia infiammatoria che colpisce l’apparato digerente. Questo è quanto emerge da uno studio effettuato presso l’Università di Kaiserslautern in Germania e pubblicato sulla rivista “Molecular Nutrition & Food Research”, secondo il quale

i frullati di mela rendono la biodisponibilità di polifenoli nel colon maggiore rispetto a quella ottenibile con l’assunzione di succo di mela oppure di sidro.

L’aumento della biodisponibilità data dai polifenoli tramite i frullati di mele, indicherebbe che questi frullati hanno un più alto potenziale di prevenzione delle malattie croniche del colon rispetto ai normali succhi di frutta.

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Aspartame, la dose quotidiana che non fa male alla salute

L’aspartame fa davvero male? È una domanda che ci siamo fatti anche in passato, perché quando si nomina questo famoso dolcificante, non mancano le polemiche riguardanti la salute. Ora alcuni esperti hanno fatto il punto della situazione, analizzando i pro e i contro. Ovviamente non esiste un unico punto di vista, ma si è già arrivati a una posizione un po’ più chiara, soprattutto per chi decide di mettersi a dieta.

L’ EFSA di Parma, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare ha condotto un interessante studio sul tema dei dolcificanti. Al termine dell’indagine, purtroppo non ci sono state buone notizie per l’aspartame.

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L’alimentazione contro il reflusso gastrico

Chi soffre di reflusso gastrico sa bene quanto può essere fastidiosa questa patologia, per fortuna, con un’alimentazione mirata si può attutire il problema. Innanzi tutto spieghiamo i termini: per reflusso gastrico si intende un reflusso nell’esofago del contenuto dello stomaco che si manifesta con sintomi piuttosto fastidiosi come il rigurgito, la pirosi, ossia una sensazione di bruciore allo sterno e, a volte, anche con la difficoltà a deglutire.

Per le persone che soffrono di reflusso gastrico, un’alimentazione con cibi specifici è il modo migliore per controllare il disturbo; oltre ai cibi, anche la quantità dei pasti ha la sua importanza, infatti, sarebbe meglio mangiare poco e più volte al giorno piuttosto che tre volte e in maniere abbondante.

Questo perché quantità più piccole di cibo fanno lavorare di meno lo stomaco con conseguente minore secrezione di acido per la digestione; anche mangiare piano e masticare lentamente è molto importante per evitare il reflusso, in quanto ingurgitare del cibo frettolosamente e senza masticarlo bene aumenta il tempo in cui esso rimane nello stomaco.

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Il pesce “vegetariano” tutela di più la salute

Mangiare pesce fa bene alla salute, ma non è sufficiente. È necessario sapere anche di cosa si sono cibati i pesciolini che finiscono nel nostro piatto. A dirlo è il progetto europeo ‘Aquamax‘ (‘Sustainable aquafeeds to maximise the health benefits of farmed fish for consumers‘) che sostiene che i salmoni e le trote salmonate d’allevamento sono più buone, se nutrite con mangime a base di verdure.

I ricercatori  hanno studiato i benefici nutrizionali dei pesci allevati con una dieta che sostituisce alcuni degli ingredienti marini con verdure. Hanno valutato se il salmone allevato può ancora essere considerato un cibo sano quando il 50 per cento della sua dieta si basa su mangimi vegetali. Questa ricerca cambia un po’ le carte in tavola, perché quando siamo abituati a parlare di agricoltura biologica, facciamo un po’ più fatica a pensare anche all’alimentazione dei pesci, ma la catena alimentare inizia da lontano.

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I cibi affumicati sono sicuri?

A proposito di cibo e di alimentazione non si può non parlare dell’affumicatura dei cibi, un metodo di conservazione degli alimenti noto fin dall’antichità; l’affumicatura può essere a caldo oppure a freddo e, spesso, viene preceduta dalla salatura che è in grado di aumentare la disidratazione dei cibi e di aumentarne il sapore.

Possono essere affumicati diversi cibi: la carne, il pesce, gli insaccati e, addirittura alcuni tipi di formaggi; il processo di affumicatura regala un sapore molto particolare ai cibi e, poiché sono più asciutti, i loro principi nutritivi sono più concentrati rispetto ai cibi freschi.

L’affumicatura degli alimenti è un argomento molto controverso: mangiare cibi affumicati fa bene oppure no? La scienza propende per il no, soprattutto alla luce di recenti studi che attribuirebbero ai cibi affumicati un’azione cancerogena a causa degli aromi artificiali usati per giungere più velocemente all’affumicatura.

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La Piattaforma nazionale sull’alimentazione, l’attività fisica e il tabagismo

È partito un nuovo monitor ministeriale per verificare gli stili di vita degli italiani. Da ieri a Roma si è insediata la ‘Piattaforma nazionale sull’alimentazione, l’attività fisica e il tabagismo’. L’obiettivo ovviamente è quello di contrastare fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione e inattività fisica fra gli italiani: fattori di rischio delle principali patologie croniche. Riconoscete questo programma perché è caratterizzato da un cuore che ride.

Non è la prima volta che parliamo di politiche volte a migliorare e conservare la salute delle persone. Purtroppo nonostante la tanta informazione, la dieta mediterranea è più un’utopia che una realtà: sono poche le persone che mangiano cinque porzioni di frutta o verdura al giorno, che non consumano troppo carne, che bevono un litro d’acqua al giorno, rinunciando al vino e che fanno sport in modo costante.

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Le fibre proteggono dalle infezioni

Ci sono persone che tendono a escludere degli alimenti molto importanti dalla loro dieta, a volte lo si fa per pigrizia, perché non si apprezzano alcuni sapori o perché si è convinti siano difficili da digerire o facciano ingrassare. Una dieta sana deve prevedere un po’ di tutto, anche le fibre. Fanno molto bene all’intestino, ma la novità è un’altra: diminuiscono il rischio di morte, di malattie cardiovascolari e respiratorie.

Un recente studio del National Cancer Institute di Rockville ha, infatti, scoperto che la fibra è associata a un minor rischio di morte e una riduzione di malattie infettive, respiratorie e cardiovascolari. Si direbbe una panacea per il nostro organismo, a differenza di quanto abbiamo detto oggi sui cibi troppo calorici, che aumentano il rischio di alcune patologie.

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Mangiare troppe calorie predispone a malattie

Mangiare troppe calorie è pericoloso non solo per la linea, ma anche per la salute. Un team di ricerca internazione, guidato da Giuseppe Matarese, Laboratorio di Immunologia, presso l’Istituto di endocrinologia e oncologia sperimentale del Consiglio nazionale delle ricerche (Ieos-Cnr) di Napoli, ha evidenziato che esiste un legame tra quello che mangiamo e la protezione dalle malattie autoimmunitarie e infiammatorie.

Questo legame dipende da un fattore della cellula si chiama mTOR (mammalian target of rapamycin) ed è responsabile del controllo della captazione dei nutrienti (per esempio, aminoacidi e glucosio) e dei livelli energetici intracellulari,  inoltre, è molto espresso in un particolare gruppo di linfociti detti ‘T regolatori’, importanti nella protezione di alcune malattie.

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Flavonoidi e antociani proteggono dal Parkinson

I flavonoidi sono dei fantastici alleati per la salute, tanto che riducono drasticamente il rischio della malattia di Parkinson. La caratteristica principale è sicuramente la loro virtù antiossidante, quindi la capacità di mantenere le nostre cellule giovani, preservandole dai danni del tempo. Ma dove si trovano? Nel tè, soprattutto quello verde e rosso, nei frutti di bosco, nelle mele, nel vino rosso e nelle arance.

Come potete notare sono tutti prodotti che vengono sempre raccomandati all’interno di un’alimentazione sana ed equilibrata, le cui proprietà vengono anche sfruttate in cosmetica per realizzare prodotti antiage. Lo studio, firmato dai ricercatori dalla Harvard School of Public Health di Boston, è durato circa 20 anni.

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Bere una tazza di latte al giorno fa bene alla salute

Vi ricordate quando da piccole la mamma ci faceva bere una tazza di latte a colazione e poi a merenda o prima di andare a letto? Bene, quella di bere una tazza di latte al giorno è una buona abitudine da riprendere anche se abbiamo superato l’infanzia.

Il latte, infatti, fa bene a tutti e a qualsiasi età, basti pensare che una tazza di latte, circa 250 grammi, è sufficiente per soddisfare il fabbisogno giornaliero di calcio di un adulto, e senza alcun tipo di effetti collaterali.

La dottoressa Valeria Del Balzo, nutrizionista del dipartimento di Fisiopatologia Medica sezione di Scienza dell’Alimentazione dell’Università La Sapienza,  in occasione del seminario che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma, ha spiegato:

Il latte è un alimento completo che apporta acqua, calcio, proteine, grassi, vitamine e sali minerali. E i grassi in esso contenuti non sono tali da giustificarne l’eliminazione dalla dieta di chi soffre di patologie legate alla presenza di grassi nel sangue, come la dislipidemia, non risultano responsabili dell’insorgenza delle patologie cardiovascolari.

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Colesterolo, quello buono combatte l’Alzheimer

Quella contro il colesterolo è davvero una dura battaglia, soprattutto per coloro che sono molto golosi. Purtroppo il principale responsabile di problemi cardiovascolari, come ictus e infarti, è proprio lui e sport e dieta sono gli unici veri strumenti per mantenerci in salute. Bisogna sempre fare una distinzione tra colesterolo cattivo, il killer invisibile, e buono. Proprio quest’ultimo secondo uno studio, realizzato da un gruppo di ricercatori della Columbia University di New York, preserva il cervello da eventuali forme di demenza come l’Alzheimer.

Per giungere a questa tesi sono stati analizzati più di mille persone, con più di 65 anni senza segni di demenza: esami del sangue, esami cognitivi. Al termine i ricercatori hanno trovato un legame tra il colesterolo HDL e il manifestarsi del morbo di Alzheimer: chi aveva alti livelli di “colesterolo buono“, superiori alla soglia di 55mg/dl, presentava un rischio di demenza più basso del 60 per cento rispetto a chi ne aveva una concentrazione inferiore.

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Le bibite dietetiche aumentano il rischio di ictus

Attenzione alle bibite gassate, anche dietetiche. Cosa c’è di più bello di bere un analcolico fresco, magari dopo una seduta di allenamento o quando si ha davvero tanta sete? Come sempre la scelta migliore dovrebbe essere l’acqua, ma gli aromi e le bollicine sono irresistibili. Secondo uno studio Scuola di Medicina Miller presso l’Università di Miami (Usa), però, mettono a duro rischio il cuore, aumentando la possibilità di infarto o di ictus.

Gli esperti, guidati dalla dottoressa Hannah Gardener, hanno analizzato le abitudini alimentari di più di 2.500 cittadini di Manhattan, scoprendo che chi aveva l’abitudine di bere una bibita gassata dietetica ogni giorno correvano più possibilità di essere vittime di malattie cardiovascolari (61%). Spesso si sceglie una bibita light pensando di fare meno danni alla linea e magari di prevenire il diabete, ma se da un lato è vero, dall’altro si va davvero incontro a un altro grave problema.

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Gli spinaci rendono i muscoli più forti

Avete presente Braccio di Ferro che per diventare più forte mangiava gli spinaci? Bene, aveva perfettamente ragione: mangiare gli spinaci rende davvero più forti. A sostenerlo è una ricerca condotta dal Karolinska Institutet di Stoccolma e pubblicata su “Cell Metabolism”, che spiega come mangiare gli spinaci renda più forti anche se non grazie al ferro, come si è soliti pensare, bensì per merito dei nitrati inorganici contenuti in questa verdura e in altre a foglia verde.

I nitrati inorganici, infatti, sono in grado di rendere i muscoli più efficienti; i test sono stati condotti su alcuni volontari di entrambi i sessi ai quali sono state date per tre giorni delle piccole dosi di nitrati inorganici e poi sono stati invitati a pedalare sulla cyclette. Dai risultati è emerso che i nitrati erano stati in grado di ridurre il consumo dell’ossigeno necessario per lo sforzo, in quanto i mitocondri che si trovano nelle cellule e che servono per la respirazione, consumano meno ossigeno proprio grazie ai nitrati.

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Le spezie interferiscono con i farmaci

Le spezie sono dei prodotti ottimi per insaporire i piatti e ridurre il sale e i condimenti. Possono però influire su metabolismo dei farmaci, bisogna quindi fare molta attenzione ad assumerne in quantità. Proprio così. Nella medicina orientale è una prassi abbastanza collaudata: le spezie si utilizzano anche in campo terapeutico, alcune, infatti, proteggono dalle infezioni, tengono lontani i batteri o regolano il colesterolo.

Un recente studio, elaborato da un gruppo di ricercatori giapponesi, guidati da Yuka Kimura, ha analizzato l’azione delle spezie sul sistema dei citocromi: le strutture cellulari che metabolizzano i farmaci e che si trovano soprattutto in intestino, fegato e reni.

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