Tartine leggere: involtini di bresaola e caprino

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Di pancarré o pasta sfoglia, ripieni o arrotolati, questi mini antipasti possono trasformarsi in pericolose “bombe” ingrassanti: ne bastano infatti 5 o 6 per esaurire le calorie di un intero pasto. Ma puoi evitarlo… Anche se è sempre più  di moda solleticare l’appetito con golosi happy hour, che com­prendono anche assaggi di pasta, polpette e frittate, le classiche tar­tine hanno ancora il loro pubbli­co di affezionati. Anche perché questa preparazione, tutto som­mato semplice, permette di sbiz­zarrirsi utilizzando vari ingre­dienti che spesso non richiedono nemmeno la cottura servendosi di diversi tipi di pane o pasta come base e in svariate forme.

Così, al classico triangolino di pancarré si può affiancare quello casereccio o integrale, oppure la barchetta o la ciotolina di pasta sfoglia o di pasta brisé. Attenzio­ne però sia al “contenitore” sia al “contenuto”: perché, se non sono ben abbinati, il sapore finale può essere troppo blando o troppo marcato. E soprattutto le calorie possono salire alle stelle. Gli involtini di bresaola rappresentano un interessante companatico per creare e offrire delle tartine gustose, sane e abbastanza calibrate dal punto di vista energetico, visto che questo antipasto apporta sia carboidrati che proteine, sia grassi che fibre e vitamine.

Però, anche in questo caso, il conteggio finale delle calorie è piuttosto elevato. Niente di male se avessimo a che fare con un secondo piatto, ma il fatto che sia un antipasto lascia ancora un po’ perplessi. Volendo, si può rimediare almeno in parte utilizzando la ricotta vaccina al posto del caprino (la prima apporta circa 140 calorie all’etto, il secondo 240), oppure, anche in questo caso, dimezzando le porzioni.

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La dieta per gli uomini che vogliono la pancia piatta

Con l’arrivo della bella stagione la prova costume di avvicina anche per gli uomini, e come per le donne, è altrettanto temuta e fonte di preoccupazione. Per questo oggi vi presentiamo una dieta mirata per i maschietti che vogliono avere la pancia piatta.

Prima però iniziamo da qualche consiglio; innanzi tutto evitate di stare le ore seduti davanti al pc e sul divano a guardare la televisione e iniziate un programma di attività fisica da fare in palestra, o se disponete di uno spazio adeguato, anche in casa; non pensate che per ottenere una pancia piatta siano necessario sedute sfiancanti di ginnastica: se proprio non siete abituati all’esercizio fisico, basta iniziare anche con delle passeggiate nel parco a passo veloce, l’importante è dire addio alla vita sedentaria.

Contrariamente al pensiero comune non è necessario lavorare solo sugli addominali con degli esercizi specifici; la cosa migliore da fare è un’attività di tipo aerobico, in modo da bruciare i grassi e tonificare tutto il fisico, come la corsa, lo spinning e il nuoto. Ovviamente queste attività vanno poi integrate con degli esercizi specifici per gli addominali, almeno tre volte alla settimana.

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Agave, rimedio contro diabete e osteoporosi

Da un recente studio degli scienziati del Centro de Investigación y de Estudios Avanzados, meglio noto come CINESTAV, dell’Instituto Politécnico Nacional, in Messico, arriva la constatazione che la pianta di Agave, che si utilizza  tra l’altro come ingrediente principale per produrre la tequila, abbia la capacità di favorire la formazione di nuovo tessuto osseo e al contempo di stimolare la produzione dell’ormone GLP-1, un’incretina, ovvero un ormone rilasciato in circolo dall’intestino in risposta all’assunzione di cibo, la cui funzione primaria è la stimolazione della secrezione insulinica in base alle concentrazioni di glucosio presenti nel sangue.

Secondo lo studio condotto dal team di ricercatori messicani il merito dell’azione benefica dell’Agave è dei fruttani, oligosaccaridi tipici del mondo vegetale composti prevalentemente da fruttosio, usati dalle piante come riserva di energia e rintracciabili soprattutto nelle foglie e negli steli. Sono proprio loro le sostanze attive in grado di intervenire in caso di osteoporosi e diabete.

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Alimentazione intermittente, ovvero i benefici del digiuno

Che lo chiamiate dieta della luna, eat stop eat, digiuno o alimentazione intermittente la sostanza non cambia, sempre di digiunare si tratta; ma se la sola idea di dire basta ai cibi solidi per almeno 24 ore di fila terrorizza i più, sono molti invece gli esperti che ritengono la pratica del digiuno saltuario un vero e proprio toccasana per l’organismo, a patto naturalmente di godere di ottime condizioni di salute fisica e psichica.

Infatti, osservare almeno un giorno di astensione dai cibi solidi almeno due volte a settimana (secondo quanto previsto dalla pratica del digiuno intermittente o intermittent fasting) permetterebbe all’apparato digerente di riposare stimolando allo stesso tempo la produzione di ormoni che aiutano a bruciare i grassi con le seguenti benefiche conseguenze: aumento del metabolismo, calo della massa grassa (senza danni per la massa magra), calo della pressione arteriosa, aumento della sensibilità del corpo all’insulina e miglioramento dell’assorbimento di glucosio con conseguente calo del rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari e diabete, come dimostrato da uno studio condotto presso il Dipartimento di Scienza nutrizionale e tossicologia della  University of California a Berkeley.

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Il miele: un dolce bruciagrassi

Tutti i tipi di miele sono il risultato della trasformazione da parte delle api del nettare dei fiori o delle secrezioni di piante: in quest’ultimo caso, il prodotto che ne deriva si chiama melata, possiede la stessa consistenza del miele ma presenta un colore marrone scuro e un sapore deciso. Il miele è uno dei pochi alimenti che non subiscono la manipolazione dell’uomo: racchiude quindi un patrimo­nio energetico indiscutibile, è facilmente digeribile e aiuta ad eliminare le tossine dal fegato e dall’intestino, gli organi dal quali dipendono il benessere del corpo e tutte le fun­zioni metaboliche.

Il miele fornisce calorie prontamente disponibili (gluco­sio e fruttosio) ed è un ottimo integratore da consumare al posto di altri dolcificanti, anche nelle diete a regime controllato. Spesso infatti un cucchiaino del prezioso nettare riesce a calmare l’impulso della fame (soprattutto se si tratta di fame nervosa), producendo un senso di pia­cere e di gratificazione immediati e bloccando sul nascere il desiderio di cibi ipercalorici. Va consumato nella prima parte della giornata (a colazio­ne o a metà mattina), così da dare al metabolismo tutto il tempo disponibile per bruciare le calorie introdotte.

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Colesterolo alto? Un aiuto dal curry

curry-masalaIl curry è una miscela di aromi e spezie di origine indiana, che vengono tostati in padella ed in seguito pestati finemente, dalla composizione molto variabile. Nel proprio paese di origine il curry viene chiamato masala, ossia spezia. E tra le tante spezie che compongono il curry, è importante conoscere la curcuma, una spezia nota perchè ricca di curcumina, la famosa sostanza dalle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e anticancro.

Secondo uno studio recentemente condotto da un team di ricercatori del Laboratorio di Gastroenterologia e Nutrizione dell’University of Lund, in Svezia, la curcumina avrebbe però anche particolari proprietà che inibiscono l’assorbimento del colesterolo LDL da parte di determinate cellule dell’intestino. Già consapevoli che precedenti studi in vivo avevano accertato come la somministrazione di curcumina potesse far diminuire i livelli di colesterolo LDL nel sangue, i ricercatori hanno concentrato il loro studio su come, eventualmente, questa sostanza potesse inibire l’assorbimento del colesterolo LDL nell’intestino.

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Una dieta sana aiuta a prevenire la depressione

Abbiamo già parlato del rapporto tra depressione e alimentazione, oggi vogliamo farlo presentando i risultati di uno studio australiano, secondo il quale le donne che seguono un’alimentazione sana, a base di verdura, frutta e pochi grassi, incontrano meno rischi di soffrire di depressione, ansia e disturbi di cuore.

La ricerca è stata condotta dall’Università di Melbourne e pubblicata sull’American Journal of Psychiatry, su un campione di 1.046 donne con un età compresa tra i 20 e i 93 anni; le volontarie sono state monitorate per 10 anni con dei questionari mirati sulla salute fisica e mentale, sulla dieta e tramite analisi di laboratorio. I risultati emersi dallo studio hanno evidenziato come i disturbi mentali sono più frequenti nelle donne con una dieta ricca di cibi grassi.

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Aspartame, nemico della salute?

L’aspartame è un dolcificante artificiale largamente impiegato come sostituto dello zucchero in caso di diabete e nell’ambito di diete ipocaloriche; questo nonostante sia stato oggetto di controversie praticamente sin dalla sua “comparsa” nel 1965 quando il suo potere dolcificante fu scoperto, per puro caso, dal  chimico James M. Schlatter che stava lavorando alla produzione di un farmaco anti-ulcera presso i laboratori della casa farmaceutica statunitense G.D. Searle & Company.

Da quel momento l’azienda sviluppò un grande interesse per gli usi alimentari dell’aspartame e chiese alla Food and Drug Administration (FDA) l’autorizzazione per immetterlo in commercio come additivo alimentare. Il via libera arrivò nel 1974  nonostante alcuni studi ne avessero evidenziato effetti cancerogeni nel ratto ma, in seguito a un’inchiesta pubblica, nel 1980 fu impedito il rilascio di una nuova autorizzazione in attesa di risultati più certi sulla sua sicurezza. Il rinnovo fu però ottenuto l’anno successivo sotto l’amministrazione Reagan in base ai dati presumibilmente rassicuranti di  uno studio condotto in Giappone.

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Melograno e alghe brune per dimagrire

melograno e alghe brune

Oggi torniamo a parlare di integratori naturali che aiutano a perdere peso, e in particolare di melograno e alghe brune, utili sia nel dimagrimento che nel miglioramento della salute del fegato.

Il melograno è un frutto ricco di antiossidanti, di fitoestrogeni e di potassio, in grado di stimolare la diuresi e di migliorare la qualità del microcircolo; in più contiene solo 44 calorie ogni 100 grammi. Le alghe brune sono in grado di ridurre l’appetito e l’assorbimento intestinale dei grassi grazie alla presenza di mucillagini e alginati; inoltre, queste alghe contengono anche carboidrati e proteine.

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L’elisir della giovinezza? Ridurre lo zucchero

Mangiar poco e in particolare ridurre lo zucchero allungano la vita, anche di parecchio. Antiche saggezze popolari, che qualche mese fa sono state dimostrate scientificamente. Dopo varie ricerche condotte sugli animali, pochi mesi fa uno studio condotto su cellule umane segna un altro punto a favore della teoria della restrizione calorica, secondo cui mangiare con moderazione fa vivere più a lungo.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Faseb Journal, è stata condotta su cellule polmonari umane normali e precancerose, ovvero in quello stadio che precede di poco la trasformazione tumorale. Entrambi i tipi di cellule sono stati fatti crescere, ricevendo quantità di glucosio normali o ridotte. I ricercatori del Center for Aging e del Comprehensive Cancer Center dell’University of Alabama, le hanno seguite nel corso di alcune settimane per vedere come e quanto si moltiplicavano e per registrarne la sopravvivenza.

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Germogli a digiuno contro scorie e acido urico

I germogli si producono a partire dai semi e si possono mangiare du­rante tutto l’anno, anche se il periodo migliore è la primavera quando i vegetali sono più ricchi di nutrienti e di principi trasformativi utili per smaltire liquidi e chili in eccesso. In particolare, i germogli sono efficaci in caso di:

  • rallentamento metabolico, spesso presente al cambio di stagione;
  • difficoltà digestiva e gonfiore addominale (evitandoli, però, in presenza di colite);
  • diuresi scarsa e tendenza alla ritenzione;
  • se l’organismo esce dall’inverno appesantito da un surplus di tossine che si accumulano soprattutto nella parte bassa del corpo

Il momento migliore per gustare i germogli è la mattina a digiuno: visto che a quest’ora non tutti gradiscono l’insalata, è possibile bere il loro succo centrifugato. Oppure si mangiano in insalata prima dei pasti, perché è a digiuno che l’organismo ne assimila meglio i principi attivi snellenti. I germogli dovrebbero comparire quotidianamente sulla tavola di primavera: condiscili con un po’ di olio d’oliva, succo di limone, dell’olio di germe di grano (che ne rende ancora più attivi gli enzimi) oppure con del gomasio.

Sono ottimi da soli o abbinati alle insalate di ogni genere; aggiunti alle minestre, sostituiscono i crostini e reintegrano quell’energia che la cottura fa perdere agli alimenti. I germogli possono anche essere saltati in padella con olio d’oliva e qualche goccia di salsa di soia. Prima di usarli, vanno sciacquati più volte in un colino per togliere le impurità che possono nascere durante la germogliazione. Il germoglio va mangiato con ciò che resta del suo seme, che contiene gran parte dei nutrienti.

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Nutrizione immuno funzionale ed Eli-test

La nutrizione immunofunzionale è un sistema di dimagrimento ideato dal dietologo italiano Primo Vercilli; più che di una dieta si tratta in realtà di un piano alimentare personalizzato in base ad una mappa biologica ottenuta attraverso il cosiddetto Eli-test, strumento messo a punto dall’immunologo russo Alexander Poletaev che permette di valutare, attraverso le analisi del sangue, il funzionamento del sistema immunitario e individuare così gli organi che cominciano a dare segni di “malfunzionamento”.

L’Eli test si basa infatti sullo studio della cosiddetta apoptosi, un processo di morte cellulare programmata che si verifica lungo tutto il corso della vita funzionale  all’eliminazione di cellule morte o malate ma che può essere anche responsabile di alcune patologie, come quelle neurodegenerative, caratterizzate dalla perdita per apoptosi di specifici gruppi di neuroni. In condizioni normali infatti le cellule eliminate vengono sostituite da altre in quantità pressochè uguali ma se questo non accade l’organismo invecchia e si ammala.

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Estratto di vite rossa contro la cellulite

Novità in arrivo nelle cure anticellulite: un equipe di ricercatori dell’University Clinic Charité di Berlino, in Germania, ha scoperto che un estratto ricavato dalle foglie di vite rossa, che è ricca di flavonoidi, ovvero ottimi antiossidanti naturali, può essere un aiuto per combattere la cellulite, un disturbo che, oltre a costituire un fastidioso inestetismo, riguarda anche la salute dell’ipoderma, ovvero il tessuto adiposo che sta sotto la pelle.

Lo studio, diretto dal dottor Kalus, è stato pubblicato su Drug RD. La ricerca è stata condotta con l’ausilio di 71 volontari, sia maschi che femmine, con problemi di insufficienza venosa e di disfunzionalità della microcircolazione; i pazienti sono stati divisi in due gruppi: al primo è stata data una dose di 360 mg di estratto di foglie di vite rossa, mentre al secondo gruppo un placebo.

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Opuntia per fianchi e glutei pesanti

Questo estratto naturale, abbinato ai massaggi drenanti e ad una dieta ricca di proteine verdi, limita l’assorbimento dei grassi, riattiva la circolazione e smuove i liquidi su fianchi, cosce e glutei. La conformazione a pera o florida è più tipica e frequente nel sesso femminile, anche in giovane età, specialmente nella donna che assume la pillola anticoncezionale. Il problema dei depositi a glutei, cosce e gambe è correlato soprattutto a liquidi rite­nuti e blocco della circolazione linfatica, con rista­gno di tossine nella matrice connettivale. Il rigon­fiamento può essere solo la prima fase della condi­zione, che può evolvere verso l’infiammazione e l’ingrassamento del tessuto sottocutaneo.

Spesso si associano problematiche della microcircolazione venosa oppure vene varicose. Sul piano emotivo i rigonfiamenti nella parte bassa del corpo possono essere indicativi di una personalità che teme  i cambiamenti, con un’emotività  e una sessualità un po’ bloccate. Sul piano alimentare è bene preferire le proteine dei legumi (piselli, ceci, fave e fagioli di soia, da gustare stufati o in minestra) a quelle della carne, soprattutto suina e bovina, ricca di scorie, che sovraccaricano l’attività dei reni e favoriscono la ritenzione;

Parsimonia anche con i latticini: latte e formaggi stagionati sottopongono il rene ad un superlavoro. Meglio non consumarli più di 3 volte alla settimana, preferendo latte vegetale (riso, miglio, soia) ma anche il latte di capra o di asina, che è più digeribile e meno tossico per i liquidi interni.

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Barrette ai cereali, meglio di uno spuntino a base di frutta?

E’ piuttosto comune per le donne che cercano di mantenere il proprio peso, o di smaltire qualche chiletto, consumare spuntini che soddisfino l’appettito permettendo, allo stesso tempo, di non introdurre troppe calorie. Da qualche anno a questa parte a soddisfare questa esigenza sembrerebbero essere intervenute le ormai famose barrette ai cereali; snack dal gusto dolce, resi ancora più golosi dall’aggiunta di strati e gocce di cioccolato, che hanno il pregio di un contenuto calorico abbastanza ridotto (circa 80-90 calorie a porzione).

Starete pensando che è meraviglioso e magari anche voi siete tra i consumatori incalliti di questo tipo di alimento; basta però dare uno sguardo all’elenco degli ingredienti per rendersi conto di quanto la visione che i consumatori hanno di questo tipo di prodotto sia tanto idilliaca quanto fuorviante. Infatti, se il loro contenuto di grassi va dai 5 grammi (per 100 grammi di prodotto) delle barrette “semplici”, con solo riso e frumento, ai 10 grammi delle barrette con frutta candita e cioccolato, il contenuto di zuccheri va invece dai 33 grammi delle prime ai 38 grammi delle seconde e nell’elenco degli ingredienti della marca da noi presa in considerazione non mancano mai sciroppo di glucosio, destrosio e miele, mentre la percentuale complessiva di carboidrati si aggira intorno al 70-80%.

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L’esercizio fisico migliora la circolazione sanguigna

Per prevenire i problemi circolatori e garantire un migliore afflusso di sangue al cervello basta  fare un po’ di attività aerobica regolare, ad esempio una bella camminata.  Ad affermarlo è un recente studio condotto dagli scienziati della School of Medicine dell’University of Pittsburgh, negli Usa. I ricercatori, per la prima volta, hanno coinvolto in questa ricerca dei primati non umani, ossia delle scimmie. Già precedenti ricerche erano state condotte in tal senso su altri modelli animali, quali i topi.

Valutare gli effetti sulle scimmie ha potuto però fornire informazioni più paragonabili alla fisiologia umana, ha spiegato la dott.ssa Judy L. Cameron, psichiatra, docente e scienziata presso l’Oregon National Primate Research Center dell’Oregon Health and Science University. In questo studio i ricercatori hanno sottoposto ad attività aerobica un gruppo di scimmie femmine della specie cynomolgus. Queste sono state fatte correre su un tapis roulant all’80% delle loro possibilità massime aerobiche individuali, per un’ora ogni giorno, per cinque giorni a settimana. Il test è durato cinque mesi.

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Perdendo 6 chili eviti diabete, cardiopatie e cancro

Il problema del sovrappeso e dell’obesità non si limita a provocare danni immediati sulla qualità della vita ma, può essere causa di svariate patologie serie come il diabete di tipo 2, le cardiopatie e alcuni tipi di cancro. In più l’azione deleteria sul sistema immunitario provoca un’infiammazione delle cellule che stanno dietro proprio a queste malattie. L’unica soluzione è rientrare in un peso forma, anche se in molti casi non è così facile.

Tuttavia, un nuovo studio australiano suggerisce che per le persone obese è sufficiente perdere 6 chili di peso per potersi mettere già al riparo dal rischio. Perdere circa 6 chili ha un’azione antinfiammatoria sulle cellule responsabili di molte cardiopatie e altre patologie collegate all’obesità. E’ importante notare inoltre una volta perso un pò di peso che le cellule coinvolte nel processo infiammatorio ritornano a essere come quelle che si riscontrano nelle persone magre.

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