Alimenti con Gluten Friendly per combattere celiachia

L’alimentazione può essere abbastanza complicata quando si ha un problema di celiachia, perché purtroppo la dieta è fatta di molte privazioni. La terapia numero uno per tutte le intolleranze, in questo caso parliamo di glutine, consiste nell’evitare il prodotto che ci fa star male. Esiste però una notizia interessante: un gruppo di ricercatori dell’università di Foggia ha messo a punto un metodo scientifico innovativo che consente di modificare le proteine del glutine nel frumento.

 

Torna Gluten Free Fest dal 6 giugno a Perugia

 Torna Gluten Free Fest, il primo evento in Italia dedicato all’alimentazione senza glutine. È un festival molto importante, perché studiato per informare le persone, ma anche le istituzioni, su quella che sta diventando un’intolleranza sempre più diffusa, ovvero la celiachia. Il claim di quest’anno è Staccate la Spiga e ovviamente è ironico e vuole far capire che un mondo senza glutine può esistere e può essere anche sostenibile.

Celiachia, ecco il nuovo test per la diagnosi precoce

 Sono sempre più numerose le persone che combattono con la celiachia, la celebre intolleranza al glutine. In questo campo ci sono buone notizie, perché sembra essere stato scoperto un metodo di diagnosi precoce, al fine di riconoscere la malattia fin da subito. La scoperta porta la firma italiana ed è quella dei ricercatori dell’Istituto Gaslini di Genova e dell’Università di Verona. Ma di che cosa si tratta? E quanto è affidabile? È un test studiato per persone predisposte geneticamente alla celiachia.

La besciamella per celiaci e intolleranti al lattosio

 Buone notizie per i celiaci, ma anche per gli intolleranti al lattosio e per i vegani: è stata creata la besciamella senza glutine, lattosio e a basso contenuto di grassi. La besciamella è una salsa di origine francese molto conosciuta anche in Italia, tanto che viene usata in diverse ricette, prime fra tutte le lasagne, il timballo e la pasta al forno.

Sei intollerante? Scoprilo con l’autotest

Prima di sottoporsi ai classici esami per le intolleranze alimentari, si può procedere ad primo autotest per controllare se i sintomi che si avvertono sono indice di qualche disturbo. In pratica, bisogna prendere nota di tutto quello che si mangia per 1 settimana, compreso i fuori pasti, appuntando anche gli orari.

Gluten Sensivity, ovvero la sensibilità al glutine

Sicuramente tutti avrete sentito parlare della celiachia, forse un po’ meno della “Gluten Sensivity”, che non è una forma attenuata della celiachia, ma una malattia che si diversifica da essa dal punto di vista molecolare e dalla risposta immunitaria, anche se la causa scatenante della patologia è la stessa.

Gluten Sensivity significa “sensibilità al glutine”: questo è il nome che le hanno dato i ricercatori che hanno studiato le caratteristiche di questa patologia che, in Italia, interessa ben 3 milioni di persone.

Lo studio è stato condotto dal Dottor Alessio Fasano, professore di pediatria all’Università del Maryland School of Medicine, a Baltimora, con la collaborazione dell’Università di Napoli, ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica “BMC Medicine”. La Gluten Sensivity viene diagnosticata soprattutto in pazienti adulti con problemi di tipo intestinale che in passato venivano indicati come disturbi del colon irritabile.

Celiachia, la nuova farina idrolizzata

La celiachia, l’intolleranza alimentare al glutine (proteina del frumento), tocca da vicino moltissime persone, ma c’è una scoperta che potrebbe cambiare loro la vita: la farina idrolizzata. A darne la notizia è Luigi Greco, dell’Università di Napoli, che attraverso uno studio ha scoperto che tutti i prodotti da forno che vengono preparati utilizzando la farina di grano idrolizzata non causano danni alle persone che soffrono di celiachia.

È vero che non ci sono solo i prodotti da forno a contenere glutine, ma questa ricerca può essere un valido aiuto per migliorare la qualità della vita. Ricordiamo che questa proteina si trova anche nella segale, nell’orzo e pure in alcuni condimenti per insalata, salse e addirittura integratori alimentari. La celiachia è davvero molto diffusa, anche se una larga percentuale non si è accorto di averla.

La celiachia

Cos’è la celiachia

La celiachia, o malattia celiaca, è un’intolleranza ad una componente del glutine (la gliadina), un complesso di proteine presenti in frumento, orzo, segale, avena, kamut e farro. Come vedremo meglio in seguito, le persone affette da celiachia devono evitare tutti gli alimenti derivati da questi cereali così come tutti quelli che possono contenere glutine per contaminazione, dal momento che la sua assunzione può causare gravi lesioni alla mucosa dell’intestino tenue.

Celiachia, i sintomi

Sebbene non si possano indicare con esattezza sintomi tipici della celiachia, in genere le persone celiache lamentano sintomi quali diarrea intermittente e dolori addominali oppure possono manifestare sintomi quali irritabilità, tono dell’umore depresso, crampi muscolari, dolore articolare, debolezza generale e, nei bambini, difficoltà di accrescimento.

Celiachia, individuati i tre peptidi responsabili

Sarebbero state individuate le tre molecole tossiche responsabili della celiachia, ovvero i peptidi del glutine che scatenano la reazione immunitaria nelle persone che ne sono affette; la scoperta, annunciata sulla rivista Science Translational Medicine, rappresenta un notevole passo avanti nella lotta contro questa malattia che potrebbe portare alla messa a punto di un vaccino contro di essa, la cui sperimentazione è già stata avviata.

La scoperta si deve all’equipe di Bob Anderson e di Jason Tye-Din del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research di Parkville, in Australia. Gli esperti hanno osservato un campione di 200 pazienti cui è stata somministrata una dieta a base di cereali per circa sei giorni; trascorso questo tempo sono state isolate, attraverso un prelievo di sangue, le cellule immunitarie responsabili della reazione al glutine (linfociti T) le quali sono state in seguito messe a contatto con 2.700 peptidi “sospetti”.

Dimagrire con il pane giusto

La tavola autunnale, al contrario di quello che si crede, è inaspettatamente ricca di golosità dimagranti: i funghi, le mele (la loro buccia contiene una sostanza naturale bruciagrassi), i pani caserecci, addirittura le ciambelle. La cosa peggiore che potresti fare, per per­dere peso questo mese, è rinunciare a tutte queste prelibatezze. E allora, se hai qualche chilo da smaltire, impara a combinare in modo diverso gli ingredienti e gli alimenti e a utilizzare i condimenti giusti: così trasformerai i cibi di stagione in efficaci integratori, ideali per riattivare il metabolismo e combattere in­tolleranze, adipe e ritenzione.

 Il pane fa ingrassare o no? E quale preferire tra le diverse varietà che in panetteria fanno bella mostra di se? E se invece si opta per crachers o grissini? Sono tante le domande che sorgono quando si pensa al pane e soprattutto quando lo si vorrebbe tanto mangiare ma si teme così di eccedere con le calorie e di compromettere un regime alimentare. La prima regola fondamentale? Inserirlo nella dieta evi­tando di abbinarlo a pasta o riso, per non esagerare con i carboidrati.

Spezie e kamut contro sovrappeso e obesità

Secondo una recente ricerca condotta su un campione di 1600 donne giapponesi che mangiavano ogni giorno almeno un piatto piccante, pubblicato sul British Journal of Nutrition, il consumo quotidiano di spezie (come pepe, peperoncino rosso, anice, cannella, senape, zenzero ecc.) aiuta l’organismo ad accumulare meno adipe. Secondo gli esperti, infatti, l’ingestione di queste spezie aumenterebbe la termogenesi, ovvero la capacità del corpo di produrre calore: produrre calore costa energia, e questo processo porta il metabolismo a utilizzare le riserve di grasso, aumentando la sua velocità.

È stato dimostrato che le sostanze che stimolano la termogenesi sono i capsaicinoidi, contenuti, oltre che nel peperoncino rosso, anche nello zenzero e in altre spezie. Il loro consumo eccessivo deve essere però evitato se si soffre di ulcera o di gastrite. Grazie al suo sapore vagamente dolciastro, che ricorda quello del burro, il kamut – un’antica varietà di grano originaria dell’Egitto riscoperta negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta – sarebbe il tipo di cereale più indicato per combattere il sovrappeso nelle persone golose di dolci e carboidrati ma con problemi di intolleranza al glutine.

I celiaci in vacanza con la guida “alimentazione fuori casa”

L’associazione italiana celiachia in occasione delle vacanze, ha stilato un progetto chiamato “alimentazione fuori casa”; una sorta di guida per quando si è fuori casa e si vuole stare sicuri. La persona celiaca non mangia glutine e se pensiamo che l’80% della cucina mediterranea è basata sui carboidrati, il problema è molto serio. Tuttavia un disturbo alimentare non può diventare fonte di disagio e peggio di isolamento; per questo i soci dell’associazione italiana celiachia riceveranno a casa una guida in cui sono state segnalate 1500 strutture in grado di poter servire pietanze senza glutine riconoscibili dalla spiga barrata.

Nella guida non ci sono soltanto i ristoranti ma anche bed and breakfast, alberghi, e perfino navi da crociera. Per chi viaggia in auto ci sono numerose convenzioni con gli autogrill e almeno una colazione o un primo piatto è possibile trovarli privi di glutine.  Come  spiega Umberto Volta, presidente del Comitato Scientifico di AIC

«Il celiaco deve riuscire a superare l’impatto con le limitazioni e le difficoltà provocate dal suo disturbo: isolarsi è del tutto negativo, così come rinunciare alle vacanze. Ecco perché AIC si è impegnata nel progetto “Alimentazione fuori casa”: vogliamo garantire a tutti la possibilità di muoversi ovunque nel nostro Paese con la certezza di trovare ristoranti, pizzerie, gelaterie, ma anche alberghi o bed and breakfast che offrano prodotti per celiaci»

La luce dirà se c’è glutine

Sedersi a tavola senza l’incu­bo di essere colpiti da diarrea o da tanti altri disturbi gastrointe­stinali. È la chance che i celiaci aspettavano e che presto po­trebbe restituirgli a un’alimenta­zione meno limitata. La scoper­ta è targata Cnr Napoli e arriva dall’istituto di Biochimica delle Proteine che ha messo a punto un kit in grado di rivelare la pre­senza dei glutine negli alimenti.

Un metodo “fai da te” abba­stanza semplice e non più lega­to a costosi esami di laborato­rio. E non sarebbe un vantaggio da poco per i tanti soggetti ai quali è stata diagnosticata l’in­tolleranza alla sostanza. Per ora, come chiarisce Genna­ro D’Auria, il ricercatore che ha coordinato la ricerca, si tratta solo di uno studio promettente che, però, potrebbe diventare realtà nel giro di sei mesi. Il si­stema che individua il glutine non si basa infatti sui metodi classici che utilizzano gli anti­corpi, ma sull’interazione di pro­teine che legano, in maniera specifica, le sequenze tossiche per i celiaci, quindi quelle contenute nel glu­tine.