Il miglior modo per perdere peso? Rapidamente

In molti ritenevano che per il miglior modo di perdere peso e poi mantenerlo fosse quello di farlo lentamente. Un recente studio suggerisce il contrario. Per perdere efficacemente peso e mantenersi in forma bisogna farlo rapidamente. Ad affermarlo è uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università della Florida. La dott.ssa Lisa Nackers e colleghi hanno valutato le differenze tra i programmi perdita di peso in modo lento e la perdita di peso in modo veloce analizzando i dati di 262 donne obese di mezza età che hanno preso parte al programma TOURS, ovvero Obesity in Underserved Rural Settings.

Le partecipanti hanno seguito un determinato un programma per sei mesi che prevedeva una dieta ipocalorica e una moderata attività fisica, al fine di raggiungere una perdita di peso di 0,5 kg alla settimana. Al termine dei sei mesi le donne sono state seguite per un anno, in cui hanno beneficiato di un supporto che prevedeva, per due volte al mese, colloqui individuali e di gruppo, contatti telefonici e aggiornamenti per mezzo di newsletter.

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I cibi antiossidanti: dove possiamo trovarli!

Si è sempre detto che l’ossigenazione del sangue favorisce lo sforzo fisico, che i polmoni sono i responsabili degli scambi gassosi  che permettono di condurre una vita sana, poi, tutto d’un tratto, nel vasto mare degli integratori, delle medicine alternative, del farmaco, atto più a prevenire che a curare, ecco spuntare una pa­rolina diversa: gli antiossidanti. Le ossidazioni cellulari sono delle reazioni chimiche che av­vengono nell’organismo milioni di volte in milioni di cellule: rappre­sentano il prodotto finale di una degradazione, che porta alla for­mazione di radicali liberi, pro­dotti di “scarto” che si formano all’interno delle cellule quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione).

Dal punto di vista biochimico, i radicali liberi sono molecole in­stabili in quanto possiedono un solo elettrone invece di due. Durante il metabolismo cellulare, i radicali liberi prodotti vengono trasformati in perossido di idro­geno (acqua ossigenata), dan­noso per le cellule. Una volta formati, i radicali liberi possono essere resi inattivati dagli antiossidanti che, fornendo l’elettrone mancante, permettono agli enzimi cellulari di tamponare la loro azione dannosa. L’azione distruttiva dei radicali li­beri si evidenzia in particolare nel precoce invecchiamento delle cellule e nell’insorgenza di gravi patologie.

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Il 40% degli italiani vorrebbe mangiare meglio ma non ci riesce

Secondo quanto emerso dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani, il 37% degli abitanti del Bel Paese vorrebbe mangiare bene ma non ci riesce: di questi il 40,5% ha un’età compresa tra i 30 e i 44 anni e oltre il 40% sono donne, nel 43% dei casi casalinghe. Quasi il 33% degli italiani dichiara invece di seguire una dieta sana; tra questi si trovano soprattutto anziani (40,3%) e laureati (37,6%). Il 43% di noi d’altra parte è in sovrappeso e l’11% obeso.

Tuttavia, sempre secondo i dati del rapporto Coldiretti/Censis, questa situazione, per certi versi sconfortante, non è il frutto di disinformazione: quasi il 62% degli intervistati dichiara infatti di essere

molto informato sui valori nutrizionali, le calorie e i grassi riguardanti i vari alimenti

Nel 51,1% dei casi queste informazioni vengono ricercate e ottenute proprio sul web, mentre solo il 34% degli italiani si rivolge a quotidiani, settimanali e periodici, il 25,5% a familiari ed amici (25,5%) e il 25,6% ai negozianti e al personale del punto vendita per saperne di più su ciò che porta in tavola.

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Dieting, ovvero l’ossessione per la dieta

Oggi ritorniamo a parlare dei disturbi del comportamento alimentare con una tendenza sempre più diffusa tra le giovanissime, ovvero il dieting, parola con la quale si intende la tendenza ad essere sempre a dieta e a seguire diete sempre più rigorose.

Il termine inglese dieting potrebbe essere tradotto in italiano come sindrome da yo-yo, frutto di diete fai da te molto restrittive che fanno sì perdere peso, ma lo fanno riacquistare subito dopo, spingendo la persona a rimettersi subito a dieta; si crea così un circolo vizioso che vede un continuo mettersi a dieta che sfocia in dipendenza e ossessione da dieta, che nei casi più gravi si manifesta addirittura con crisi d’astinenza.

Secondo gli esperti riunitisi in questi giorni nel XXII Congresso Nazionale dell’Associazione Nazionale Dietisti, l’ossessione di essere continuamente a dieta è la nuova frontiera dei disturbi del comportamento alimentare; Giovanna Cecchetto, presidente dell’associazione, spiega:

Il dieting è la tendenza a sentirsi costantemente in obbligo di stare a dieta, spesso frutto del fai-da-te, che porta a diete iniziate e mai finite, incostanti e mal strutturate, che creano la sindrome da yo-yo, causa numero uno della dipendenza.

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Resveratrolo, un rimedio naturale contro la colite cronica

Gli studi sul resveratrolo, uno tra gli antiossidanti più famosi al mondo e contenuto in buona misura nel vino rosso, sono in costante aumento. Tra questi vi è un nuovo studio spagnolo i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista European Journal of Pharmacology. La dott.ssa Sánchez-Fidalgo e colleghi hanno indagato sulla possibile attività antiulcerosa del resveratrolo nel trattamento della colite cronica indotta dal Dextran Sulfate Sodium, DSS.

Innanzitutto hanno suddiviso in due gruppi alcuni topi e li hanno sottoposti ad una dieta standard. Inoltre, ad uno dei due gruppi sono stati somministrate 3 mg di resveratrolo al giorno per chilo di peso. Dopo 30 giorni di dieta nei topi è stata provocata la colite acuta per mezzo dell’esposizione al DSS per cinque giorni. L’infiammazione, da acuta si è trasformata in cronica dopo altri 21 giorni. Dalle analisi condotte si è evidenziato che nei topi trattati con il supplemento a base di resveratrolo la colite era stata significativamente ridotta in estensione e gravità. Inoltre il resveratrolo aveva contrastato i segni clinici prodotti dal processo infiammatorio.

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Mangiare bene in vista dell’estate, le 15 regole d’oro dei dietisti italiani

Arrivano dal congresso milanese dell’ANDI (Asssociazione Nazionale Dietisti Italiani), tenutosi appena ieri, le 15 regole d’oro per mangiar sano e smaltire i chiletti in più accumulati durante l’inverno senza troppo stress e rinunce. Vediamole insieme:

  1. Non saltare mai i pasti, a partire dalla colazione;
  2. Inserire in ogni pasto una porzione di carboidrati, privilegiando quelli di tipo integrale e a scarso contenuto in grassi;
  3. Inserire in ogni pasto principale una buona porzione di verdura;
  4. Negli spuntini (massimo 2 al giorno) preferire la frutta;
  5. Limitare la frequenza dei formaggi a 2-3 volte a settimana;
  6. Consumare il pesce almeno 2 volte a settimana;
  7. Inserire almeno 2-3 volte a settimana, in uno dei pasti principali, piatti unici come zuppa di legumi e cereali accompagnati da un contorno di verdura; insalatona con uovo, prosciutto cotto magro o mozzarella o tonno, accompagnata da una porzione di pane; pasta o riso freddo condito con verdure.
  8. Preferire per i primi piatti i condimenti vegetali, come per esempio pomodoro, zucchine, melanzane, broccoletti;

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Dieta inadeguata per le mamme che allattano

A detta degli scienziati dell’Università di Granada, in Spagna, il 94% delle mamme che allattano al seno non segue una dieta corretta che possa garantire un adeguato apporto di vitamine, proteine e grassi. Questo comporta una riduzione della qualità del latte e dei nutrienti trasmessi al neonato e, al contempo, riduce il benessere della mamma stessa. Lo studio è stato condotto in team dal dott. Jose Luis Gsmez Llorente del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Granada e coordinato dalla prof.ssa Cristina Campoy Folgoso.

I ricercatori hanno coinvolto 34 mamme che allattavano al seno a cui è stato consegnato un questionario sulle abitudini alimentari. In seguito hanno raccolto da queste donne cento campioni di latte per valutarne la composizione e confrontare la dieta seguita con le eventuali carenze di sostanze nutrienti. I dati raccolti hanno permesso di stabilire che nel 94% dei casi le mamme seguivano una dieta a scarso contenuto di grassi.

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Sesamo, calorie e valori nutrizionali

Il sesamo si ricava da una pianta di piccole dimensioni dalle origini incerte: c’è chi dice che provenga dall’Africa, chi dall’India; di sicuro cresce tranquillamente nei paesi del bacino mediterraneo, e infatti viene coltivata con successo anche in Sicilia. Esistono diverse varietà di sesamo, che possono produrre semi bianchi, marroni o neri, contenuti in frutti di colore giallo.

In cucina i semi di sesamo vengono usati per la preparazione di piatti sia dolci che salati, e grazie al loro caratteristico sapore sono perfetti per aromatizzare il pane, i dolci e le focacce, ma anche per dare in tocco esotico alle insalate e come impanatura per tonno e carne di pollo.

I semi di sesamo sono anche molto salutari, infatti contengono proteine e aminoacidi essenziali, oltre allo zinco, utile per rafforzare il sistema immunitario, al selenio, che frena l’azione dei radicali liberi, al potassio e al magnesio. La caratteristica principale dei semi di sesamo è sicuramente quella di essere un’ottima fonte di calcio, un minerale indispensabile per il rafforzamento delle ossa e per prevenire l’osteoporosi e, fatto da non sottovalutare, e un perfetto sostituto dei latticini, in caso di intolleranza, proprio per assumere il calcio.

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Cause e rimedi per la ritenzione idrica

La ritenzione idrica è un disturbo che af­fligge il 30% della po­polazione femminile italiana, ma cosa c’è all’origine di questo problema? E com’è pos­sibile risolverlo? Innanzitutto sarà bene distinguere tra 4 vari tipi:

  • circolatoria o primaria, ovvero l’accumulo di liquidi negli spazi tra cellule causata dalla stasi circola­toria per un malfunzionamento venoso (in particolare negli arti in­feriori);
  • secondaria, ovvero risultato di altre patologie ben più gravi, come l’insufficienza renale, car­diaca, patologie epatiche o iper­tensione;
  • iatrogena, derivante da un uso non corretto di farmaci;
  • alimentare, causata da un’ec­cessiva assunzione di sodio (ali­menti salati).

La ritenzione idrica negli anni è di­venuta sia uno spauracchio che una sorta di alibi per le donne, in­fatti spesso erroneamente le si at­tribuisce la responsabilità di stati di sovrappeso, quando invece il rapporto causa-effetto è opposto, ovvero l’essere sovrappeso e uno stile di vita sedentario cau­sano la ritenzione idrica, inne­scando un circolo vizioso. Per scoprire con certezza qual è il vo­stro problema (ritenzione o massa grassa), basterà sottoporsi ad una visita con bilancia impedenziome­trica, in grado di misurare la per­centuale di liquido corporeo.

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I diversi tipi di obesità

L’obesità viene classificata a seconda della sua origine (essenziale o endocrina) e della distribuzione del grasso a livello corporeo (androide o ginoide).

Obesità essenziale

L’obesità essenziale, detta anche ipertrofica o iperpalstica, è la tipologia più frequente di obesità. E’ caratterizzata dall’aumento del volume delle cellule adipose a causa dello squilibrio fra il reale fabbisogno energetico della persona e l’introito calorico giornaliero. Tipicamente insorge durante l’infanzia ma può manifestarsi in età adulta a causa di stress emotivi.

Obesità endocrina

L’obesità endocrina segue all’insorgenza di patologie che alterano il funzionamento ghiandolare, ovvero le cosiddette endocrinopatie come la sindrome di Cushing, l’ipotiroidismo, il diabete, la policistosi ovarica, le lesioni ipotalamo-ipofisarie ma può essere determinata anche dall’assunzione di alcuni farmaci come i cortisonici.

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Carenza di vitamina D? Bevi un succo d’arancia

A mettere in dubbio la necessità di ricorrere agli integratori vitaminici in capsule per sopperire a una carenza di vitamina D, sono i ricercatori della Boston University con uno studio finanziato, oltre che dall’Istituto Nazionale della Salute, anche dal Beverage Institute for Health & Wellness, una divisione della Coca Cola del Nord America.

Secondo i ricercatori un succo d’arancia addizionato di vitamina D2 e D3 sarebbe in grado di far aumentare la concentrazione di queste sostanze nei livelli ematici al pari di una cura con integratori in capsule. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition, è stato condotto su oltre 100 adulti sani di età compresa tra i 18 e gli 84 anni. Si è trattato di uno studio randomizzato e controllato con placebo.

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La dieta della felicità

La dieta che vi illustriamo oggi ha un nome che è tutto un programma: si chiama dieta della felicità, promette di eliminare 3 chili e una taglia in due settimane, e di farlo anche con il sorriso sulle labbra e senza troppe rinunce. Di sicuro con un programma così, chiunque sarebbe felice di intraprendere questa dieta e di sicuro riuscirebbe a portarla a termine, invece di abbandonarla a metà come succede per molte diete.

Questo regime alimentare si basa sul fatto che molte diete vengono lasciate a metà non per scarsa motivazione ma perché l’organismo risente della diversa alimentazione, e in particolar modo della mancanza di serotonina, la sostanza che regola il benessere di corpo e mente.

La dieta della felicità si pone l’obiettivo di ristabilire il giusto livello di questa sostanza concedendo tre sfizi al giorno all’interno di un regime dietetico, e di far perdere tre chili in due settimane, a patto di seguire qualche indicazione come ad esempio non comprare confezioni grandi di cibo, soprattutto di quello più pericoloso per la linea, per evitare la tentazione di mangiare tutto in un colpo solo, insomma: limitare le dosi è molto importante.

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Finalmente i distributori con la frutta

Il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha annunciato, lo scorso novembre, lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per promuovere un progetto interessante ed importante per i nostri bambini. Il nome, semplice e diretto, dice tutto: “Scuola e cibo“, ovvero l’intro­duzione dell’educazione alimentare come vera e propria materia di stu­dio nelle scuole italiane. La coordi­nazione del programma è stata affidata al “Comitato Ministeriale per la realizzazione di Piani di Edu­cazione Scolastica Alimentare“, composto da medici, docenti, die­tologi e comunicatoci del settore, in collaborazione con la Coldiretti, il Ministero della Salute, il Mini­stero delle Politiche Agricole, Ali­mentari e Forestali e il Ministero della Gioventù. Il comitato si è posto come obiettivo la creazione di una “generazione Expo”, in pre­visione dell’esposizione universale 2015 di Milano, dedicata pro­prio all’alimentazione.

 La prima fase ha coinvolto 2.000 alunni di 15 scuole elementari (per ora solo delle classi quarte e quinte) divise tra Roma, Milano e Catania. La sperimentazione ha dato il via all’insegnamento della sana ali­mentazione in concomitanza con altre materie scientifiche, storico-geografiche e soprattutto con l’ora di Cittadinanza e Costituzione. Così, la materia, un tempo nota come “educazione civica”, è stata svecchiata per dare ai bambini una possibilità in più per sfuggire al preoccupante problema dell’obe­sità infantile, imparando sin da pic­coli le corrette abitudini di vita, in primis la sana alimentazione e lo sport, definiti come “pilastri” dal Ministro stesso.

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Le sostanze naturali che aiutano il dimagrimetno

Di seguito troverete un brevissimo elenco di sostanze naturali di norma impiegate, sotto forma di integratori, per favorire il dimagrimento. Noterete però che queste non rappresentano affatto una pozione magica e che nessuna di esse è esente da controindicazioni ed effetti collaterali. Come sempre in questi casi vi consigliamo quindi di parlare con un medico per valutare l’opportunità di assumerli nell’ambito di una dieta ipocalorica,

Chitosano

Il chitosano è una sostanza naturale che deriva dalla chitina, un polisaccaride presente nel guscio dei crostacei marini e nelle pareti cellulari di batteri e funghi. Grazie alla sua struttura, simile a quella della cellulosa, intrappola nell’intestino il 30% dei grassi introdotti con il cibo, che vengono in tal modo eliminati senza essere assorbiti. Allo stesso tempo, abbassa il colesterolo e la glicemia.

Il fatto che si tratti di una sostanza naturale non deve però indurci a pensare che gli integratori a base di chitosano siano esenti da controindicazioni ed effetti collaterali: sono infatti controindicati a chi soffre di allergia ai crostacei e disturbi gastrointestinali, in gravidanza e allattamento e alla donne che prendono la pillola anticoncezionale, poichè ne impedisce il corretto assorbimento.

L’uso prolungato inoltre può causare una riduzione dell’assorbimento di vitamine liposolubili, sali minerali ed acidi grassi essenziali. E’ inoltre ampiamente dimostrato che il chitosano, come qualunque altro integratore alimentare della stessa categoria, non è in grado di indurre alcun dimagrimento se la sua assunzione non è associata ad una dieta ipocalorica.

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Latte e cancro ai reni? Non ci sarebbe un legame

Latte e cancro ai reni non ci sarebbe un legameRecentemente si era ipotizzato che vi potesse essere un legame tra l’assunzione di latte e un aumento del rischio di cancro ai reni. Un nuovo studio invece mette in dubbio ciò e ribadisce che non è necessario alterare il latte in alcun modo. Sono stati i ricercatori inglesi guidati dal dott. Nicholas Timpson del Reparto di Medicina Sociale all’University of Bristol a sostenere che il fallimento dei risultati genetici per replicare l’associazione tra il latte e il cancro ai reni suggerisce che i timori che il consumo di latte potrebbe elevare il rischio di cancro sono infondati.

Per sostenere questa tesi, gli scienziati hanno pubblicato un particolare studio sulla rivista ufficiale dell’American Association for Cancer Research, la Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention. Quello che hanno voluto verificare i ricercatori era se vi fosse un nesso fondato tra il consumo di latte e il rischio di cancro ai reni, come sostenuto da un precedente studio.

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La dieta del pompelmo

Se cercate una dieta che possa aiutare a depurarvi e a contrastare l’invecchiamento cellulare, quella che fa per voi è la dieta del pompelmo, un agrume dalle tante virtù diuretiche e disintossicanti che ne fanno un alleato prezioso contro la cellulite e i depositi adiposi. Il suo più grande è pregio è sicuramente quello di essere povero di zuccheri, e quindi di contenere poche calorie: solo 26 ogni 100 grammi.

La percentuale di vitamina C contenuta nel pompelmo è veramente notevole, ovvero circa 40 mg per etto, ma contiene anche le vitamine del gruppo A e B, e  i flavonoidi, gli antiossidanti che prevengono le malattie cardiovascolari e proteggono il fegato.

Il flavonoide più importante contenuto nel pompelmo è la naringenina, dalle proprietà antitumorali, come del resto il limonene, un’altra sostanza molto importante contenuta in questo agrume. Oltre ai flavonoidi il pompelmo è una miniera di sali minerali e di oli essenziali con azione antidepressiva.

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