La dieta post partum di Kate Middleton scatena numerose critiche

di Redazione

Kate Middleton è uscita dall’ospedale accanto a William e con in braccio il royal baby, George, che sembrava una diva. Un abito azzurro a pois grazioso e semplice, i capelli lunghi castani perfettamente pettinati, una pelle meravigliosa e un sorriso smagliante. Non è passato in osservato il panciotto post partum, ma che cosa si può pretendere? La duchessa di Cambridge è già all’opera per perdere peso e sta seguendo una dieta molto rigida per perdere la pancia in poco tempo.

Avevamo già visto Kate a dieta prima del matrimonio. In quel caso il suo guru è stato Pierre Dukan e la futura regina di Inghilterra ha davvero perso moltissimo peso, facendo sospettare anche un principio di anoressia. Con la salute non si scherza e ora non è più un’icona di stile, ma è anche una mamma. A tal proposito il Daily Mirror ha riportato che la presentatrice TV Katy Hill sta portando avanti una protesta di mamme. Le signore si sono indignate contro la copertina di Ok! Che sta strumentalizzando la perdita di peso di Kate.

Come mai tanto clamore? Ovviamente perché la dieta della mamma nei primi sei mesi del bambino non è salutare. È la fase dell’allattamento e le donne hanno bisogno di seguire un’alimentazione completa: da quello che mangiano, infatti, dipende la qualità del loro latte. È quindi intervenuto anche il sistema sanitario nazionale, che ha ricordato che le donne dovrebbero prendersi un po’ di tempo prima di pensare alla loro linea, anche per evitare una stanchezza eccessiva ed eventuali stati depressivi.

Sono tantissimi in questo senso gli esempi negativi. Jessica Alba, per esempio, nel giro di poche settimane a botte di pilates e yoga è tornata più magra di prima, Halle Berry ha seguito la dieta del cinque: 5 pasti al giorno, ogni pasto composto da un massimo di 5 ingredienti, per 5 settimane. Jennyfer Lopez ha arruolato uno staff di nutrizionisti e cuochi per rientrare nella sua taglia, e Victoria Beckham non sembrava neanche aver partorito.

 

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