Cibo più sicuro, l’etichetta “salva made in Italy” è legge

di Mariposa Commenta

Lo scandalo diossina prima nell’acqua e poi nella carne di maiale e infine anche nelle uova, sta facendo discutere e riflettere.  In campo alimentare, purtroppo, le misure di sicurezza non sono mai troppe. L’Italia ha reso obbligatoria l’etichetta di provenienza sui cibi, per garantire l’origine, ma anche la qualità del prodotto. Un passo decisivo che sarà sicuramente di esempio all’Europa.

Secondo i dati del rapporto Coldiretti-Eurispes, circa un terzo della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati, per un valore di 51 miliardi di euro di fatturato, deriva da materie prime importate, trasformate e vendute con il marchio Made in Italy, nonostante provenissero da qualsiasi zona del pianeta.

La Legge fino ad oggi consentiva questa procedura, che però è abbastanza ingannevole e ha lasciato il fianco scoperto a diverse truffe. Pensate che due prosciutti su tre venivano venduti come italiani, invece provenivano da maiali allevati all’estero. Stessa cosa vale per i cartoni di latte, per la pasta, per le mozzarelle ecc.  Insomma, il marchio Made in Italy era sono un’illusione. Tenendo poi conto che gli italiani tengono moltissimo ai prodotti nazionali e sono anche disposti a pagarli un po’ di più, in quanto sinonimo di qualità.

Finalmente è diventato legge il provvedimento “salva made in Italy”,  composto da sette articoli e prevede l’obbligo di indicare la provenienza dei cibi per i prodotti trasformati e non, lungo tutta la filiera e quindi in ogni fase della produzione, dai campi agli scaffali. Obbligatoria anche l’indicazione dell’eventuale presenza di ogm. Tuttavia per trovare questa etichetta sui nostri cibi, ci vorrà ancora un po’ di tempo: sono infatti necessari decreti attuativi per ogni prodotto, filiera per filiera. C’è molta soddisfazione per questo nuovo certificato, infatti, la Copagri con orgoglio ha fatto appello alla Ue:

L’etichettatura ci pone all’avanguardia in Europa e nel mondo. Ora tocca all’Europa. Le istituzioni nazionali s’impegnino a condurre in porto l’obbligo dell’origine in tutta Europa.

[Fonte: Corriere]

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