Una tisana di karkadè per abbassare la pressione sanguigna

di Rosanna Commenta

Bere una tisana di karkadè può contribuire a fare abbassare la pressione sanguigna. Secondo un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della Tufts University, a Medford, negli USA, e pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Nutrition, tre assunzioni al giorno di una tisana di karkadè, di circa 240 ml cadauna, possono ridurre di 7,2 mmHg la pressione sanguigna sistolica e di 3,1 mmHg la pressione diastolica.

Questi sono i risultati di una serie di test effettuati su un gruppo di 65 adulti, alcuni dei quali affetti da pre-ipertensione e i restanti affetti da lieve ipertensione, di età compresa tra i 30 e i 70 anni. I ricercatori del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging ritengono questi dati molto significativi, soprattutto se confrontati con quelli ottenuti da un secondo  gruppo di controllo a cui è stato somministrato solo un placebo. Nei soggetti appartenenti a questo gruppo, infatti, si è registrato un calo della pressione sanguigna solamente nella misura del 1,3 e del 0,5 mmHg.

Come ha dichiarato la dr.ssa Diane McKay, coordinatrice di questa ricerca,

“L’ipertensione è un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari ed è associata ad una morbilità e mortalità sostanziale. Si stima infatti che essa sia causa del 35% dei casi di  infarto del miocardio e di ictus, del 49% dei casi di insufficienza cardiaca, e del 24% dei casi di morte prematura”.

Per evitare spiacevoli inconvenienti è ovviamente importante seguire una dieta equilibrata e la possibilità di integrarla con qualche tazza di tisana di karkadè è una possibilità da non sottovalutare. L’assunzione continuativa di tisana di karkadè può essere utile nel prevenire la progressione verso l’ipertensione moderata o più grave e, potenzialmente, può ridurre il conseguente rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. E’ utile sapere infine che i benefici della tisana di karkadè sembrano essere più rilevanti nei soggetti che all’inizio dello studio presentavano una maggiore pressione arteriosa sistolica.

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