La dieta dell’amore, con il ginseng e lo zafferano

di Tippi Commenta

Lo sapevate che il ginseng e lo zafferano sono dei cibi afrodisiaci? Ebbene si, sembra proprio che siano gli ingredienti giusti per una serata “piccante”. La notizia, arriva da una ricerca del Guelph’s Department of Food Science dell’University of Guelph, di Ontario, in Canada, che verrà presto pubblicata sulla rivista “Food Research International”.

Secondo gli studiosi, infatti, lo zafferano e il ginseng, sarebbero in grado di migliorare le funzionalità sessuali. Ma risultati simili, sono stati ottenuti anche da un’altra sostanza naturale, estratta da alcuni alberi dell’Africa occidentale (yohimbe).

Il team di ricercatori, ha preso in esame i dati di centinaia di studi sulle sostanze afrodisiache naturali. Come spiega Massimo Marcone, che ha guidato lo studio:

Gli afrodisiaci sono stati usati per migliaia di anni in tutto il mondo, ma i meccanismi di funzionamento che ne sono alla base non sono mai stati ben compresi. Il nostro è lo studio scientifico sull’argomento più approfondito e dettagliato fino ad oggi.

Dallo studio, così, è emerso come lo zafferano e il ginseng siano le sostanze più efficaci nel migliorare le prestazioni sessuali. Ma esistono anche altri composti, altrettanto efficaci, come il muira puama, una pianta del Brasile, nota alle tribù indigene come la pianta dell’amore. Effettivamente, il muira puama ha potenti proprietà vasodilatatorie, e molti studi hanno dimostrato che un ciclo di assunzione di 2-3 settimane è in grado di migliorare le funzioni sessuali. Anche la maca delle Ande, promette scintille. Non a caso, gli eredi degli Inca considerano questo tubero ricco di proteine come un forte ricostituente afrodisiaco.

E il cioccolato? Non è propriamente un cibo afrodisiaco, ma alcune sostanze in esso presenti, come la feniletilamina, possono influenzare i livelli di serotonina ed endorfine nel cervello. No secco, invece, arriva per l’acol, che se da una parte aumenta l’eccitazione, dall’altra peggiora le prestazioni.

Gli studiosi, tuttavia, invitano alla cautela, soprattutto per quanto riguarda le quantità, perché attualmente non ci sono sufficienti prove per sostenere un uso massiccio di tali sostanze.

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