What’s in my kitchen, un’app per gestire il frigorifero

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What’s in my kitchen, è il nome di un’innovativa app per gestire al meglio gli alimenti nel frigorifero, da quelli in scadenza a quelli che stanno per finire, sino agli abbinamenti culinari.

L’app, nata da un’idea di 4 studenti italiani di Tor Vergata, a Roma, ha vinto gli Application Awards, il concorso mondiale indetto da Ericsson cui hanno partecipato ben 158 team di 50 Paesi diversi. What’s in my kitchen, è ancora in fase di progettazione, e come spiegano gli stessi creatori, il sistema si basa su adesivi (chip Rfid, da applicare sugli alimenti) e su un box di trasmissione (una scatola di dimensioni modeste), nelle vicinanze del frigorifero.

Solo per fare un esempio, se un cibo rimane fuori dal frigo per più di 10 minuti, il sistema invia una notifica sul cellulare. Per quanto il progetto sia davvero molto interessante, l’applicazione presenta alcuni difetti, tra cui il l’applicazione manuale delle etichette sui prodotti e il costo esoso del box di trasmissione. Per superare il problema, infatti, gli autori del progetto suggeriscono di sfruttare il meccanismo del comodato d’uso, magari coinvolgendo il Ministero della Salute.

Tuttavia, What’s in my kitchen presenta numerosi vantaggi. Superata la fase di collaudo e rodaggio, infatti, l’applicazione potrebbe aiutare a ridurre le spese, gli sprechi di cibo e l’impatto ambientale legato all’alimentazione.

L’idea di un’applicazione sul telefono in grado di inviare un avviso quando alcuni alimenti stanno per terminare o sono in scadenza, ma anche per creare abbinamenti culinari con i cibi che si hanno a disposizione nel frigo, potrebbe essere davvero utile, anche per evitare gli sprechi. Si stima, infatti, che 1 famiglia italiana in un anno butta 515 euro in alimenti che non consumerà, sprecando circa il 10% della spesa mensile.

Secondo Segrè, preside di Agraria a Bologna, ogni giorno si butta il 19% del pane, il 4% della pasta, il 39% dei prodotti freschi e il 17% di frutta e verdura, mentre se si recuperasse il cibo non utilizzato si potrebbe dare da mangiare a 44 milioni di persone.

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