Sapere è salute: le persone più informate mangiano meglio

La dieta mediterranea fa parte del nostro patrimonio culturale e quasi tutte le famiglie italiane sono convinte di seguirne i principi. In realtà, questo regime alimentare non è solo saper preparare dei buoni piatti di pasta e usare materie prime locali di qualità. È molto di più e numerosi studi hanno dimostrato che solo 1 italiano su 5 sa quali siano realmente i principi su cui poggia. Un vero peccato, perché la conoscenza è sinonimo di salute, soprattutto a tavola.

L’Italia è a “dieta” e l’Iran rischia di chiudere

 Non esiste solo la dieta alimentare. Gli italiani stanno facendo i conti con un altro tipo di dieta, quella per rimettere a regime i conti dello Stato e superare la crisi economica. Nell’ultimo anno non si è fatto altro che parlare di tagli, di sacrifici e di impegno. Ora forse il paese dovrà rinunciare a un preziosissimo istituto l’Iran, che si occupa della ricerca per gli alimenti e la nutrizione.

Carne di maiale e diossina

 In questi giorni le notizie che arrivano sul rischio di diossina nelle carni di maiale, uova, polli, latte preoccupano in molti. Com’è noto, in Germania sono stati chiusi tantissimi allevamenti (558 su 4709) per via di un riscontro nei maiali di un elevato quantitativo di diossina che sarebbe ben al di sopra delle quantità considerate dannose per l’organismo. Come arriva la diossina negli alimenti che consumiamo?

Sembra che tale sostanza tossica sia contenuta nei mangimi consumati dagli animali d’allevamento e che, non essendo solubile in acqua ma solo nei lipidi, le carni a più alto contenuto di grassi siano le più colpite. Come si possono evitare i rischi per la salute non rinunciando a cibi fondamentali per una dieta equilibrata? Se pensiamo, infatti, che ogni anno tanti cibi risultano a rischio per la salute dovremmo, per evitare “contaminazioni del corpo”, eliminarli tutti.

Fibrosi Cistica: Indicazioni Nutrizionali (Parte II)

 In un precedente articolo abbiamo descritto la Fibrosi Cistica, malattia cronica di natura genetica. I livelli ematici nei pazienti affetti da questa patologia presentano delle alterazioni, tra queste abbiamo un livello ematico delle vitamine sembra essere al di sotto della norma e dosi supplementari sarebbero necessare al fine di ristabilire tale livello.

Tuttavia è importante che le vitamine non siano assunte in dosi elevate perchè il richio è incorrere in una ipervitaminosi. In molti casi si osservano le seguenti carenze vitaminiche:

  • Vitamina A: in adulti affetti da FC non trattati la concentrazione di questa vitamina è molto bassa;
  • Beta-Carotene: in pazienti con insufficienza pancreatica è molto bassa. Non si conoscono ancora gli effetti tossici di sovradosaggi di questa vitamina;
  • Vitamina D: la carenza nell’organismo sembra essere legata ad un problema a carico del meccanismo deputato al trasporto della vitamina stessa;
  • Altre vitamine sembrano essere coinvolte nel disturbo descritto: Vitamina K, Vitamine idrosolubili, ecc.

Fibrosi Cistica: Indicazioni Nutrizionali (Parte I)

 Affronteremo una malattia che negli ultimi anni ha registrato un aumento nella popolazione mondiale: la Fibrosi Cistica, in questa parte daremo una breve descrizione della malattia e delle linee guida redatte dal Ministero della Salute. La Fibrosi Cistica (FC) è una grave malattia ereditaria causata da una mutazione genetica che comporta, in chi ne è affetto, varie problematiche  a carico dei seguenti organi e apparati: sistema respiratorio, pancreas e produzione di enzimi digestivi, fegato, intestino, sistemi riprodutti.

E’ una malattia cronica (chi ne è affetto è ammalato per tutta la vita) ed è causata dall’alterazione di una proteina (CFTR). Esistono diverse forme di Fibrosi Cistica, da forme lievi a forme più gravi. La diagnosi precoce, anche nelle forme lievi, è fondamentali perchè il non trattamento può condurre comunque a un danno polmonare. Poco tempo fa, il Ministero della Salute ha redatto delle “Linee guida per una corretta prescrizione di prodotti dietetici erogabili per soggetti con fibrosi cistica” al fine di garantire a queste persone una dieta adeguata alla situazione di malattia.

La carenza della vitamina B6 può aumentare il rischio di Parkinson

Secondo un recente studio condotto da un team di ricercatori giapponesi, pubblicato sulla rivista British Journal of Nutrition, scarsi livelli di vitamina B6 potrebbero aumentare del 50% il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson. Tuttavia, gli scienziati fanno notare che lo studio non prova che bassi tassi di questa vitamina possono necessariamente dar luogo allo sviluppo della malattia, ma prova che sarebbe importante condurre ricerche approfondite per comprendere come un aumento di concentrazione di vitamina B6 possa ridurre il rischio di sviluppare la malattia.

L’affermazione secondo la quale bassi livelli di vitamina B6 possono lasciare libero campo allo sviluppo del Parkinson è basato sul fatto che vi è un legame tra l’assunzione di vitamina B6 e l’omocisteina, un aminoacido ritenuto potenzialmente tossico per le cellule cerebrali. È ovvio che maggiore chiarezza in questo campo potrebbe essere importante nella prevenzione di questo disturbo.

Birra, e la salute ti sorride

Se ci concediamo un bicchiere di birra possiamo contare anche sull’apporto di vitamine, fibre, minerali e antiossidanti benefici per la salute e, al contrario di quanto si può pensare, le calorie sono relativamente poche. Ecco quanto sostenuto da un nuovo studio commissionato, ovviamente, dalla britannica Beer Academy.

Come ha dichiarato un portavoce al Daily News,

“La birra contiene vitamine che aiutano a mantenere una dieta sana ed equilibrata, la fibra che mantiene la regolarità, gli antiossidanti e i minerali che contribuiscono a ridurre il rischio di osteoporosi”.

I membri della Beer Accademy vogliono far chiarezza su una bevanda molto diffusa nel Regno Unito, ma anche in tutto il resto d’Europa. La vogliono fare perché secondo un recente sondaggio è emerso che il 10% degli intervistati ritiene che sia una bevanda molto calorica e ricca di grassi; il 13% poi crede che sia piena di sostanze chimiche anziché ingredienti naturali come il luppolo e l’orzo.

Mangiare la selvaggina mette a rischio la salute

 La selvaggina, è vero, non a tutti piace. A qualcuno per questioni etiche, a qualcun altro per il sapore. Nonostante ciò in molti la consumano e, proprio queste persone, corrono un rischio in più, l’avvelenamento da piombo. L’avvelenamento da piombo, detto anche Saturnismo, si manifesta con diversi e pericolosi sintomi.

Tra questi vi sono anemia emolitica, convulsioni, ipertensione, edema cerebrale, disturbi gengivali, alterazioni cognitive, danni ai reni, dolore addominale, nausea, vomito, stipsi, infertilità nella donna, anomalie spermatiche e oligospermia nell’uomo, stanchezza, in particolare nei bambini, amnesia… Insomma, una bella compagnia. L’allarme piombo nella carne arriva da un team di ricercatori britannici e spagnoli che hanno pubblicato i risultati di uno studio sulla rivista PLos ONE. Secondo gli scienziati consumare carne di selvaggina cacciata con munizioni che ancora contengono piombo espone al rischio di avvelenamento.

La prevenzione a tavola

Mangiamo troppo e non sempre scegliamo i cibi giusti. Troppi grassi, troppo zucchero, troppo sale. E il nostro organismo ne risente. Oggi sappiamo che molte malattie annoverano tra i fattori di rischio gli stili di vita alimentari sbagliati. Alcune ricerche, per esempio, hanno di­mostrato che il 30 per cento dei tumori è legato in qualche modo al cibo. Ci sono alimenti che li prevengono, altri che li favoriscono. E il progresso delle conoscenze nel campo della genetica sta scoprendo anche “perché” succede.

 Per questo gli esperti consigliano una sana alimentazione come punto di partenza per la prevenzione. Certo, le attenzioni che possiamo adottare quando mettiamo una pietanza in tavola non sono tutto. Però, di sicuro, sono il primo passo. E, tutto sommato, anche il più semplice. Spiega Salvatore Ciappellano, docente di Alimentazione e nutrizione umana presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli studi di Milano

“Tutto quello che ingeriamo e il modo in cui lo facciamo, va a modificare l’organismo in misura rilevante. Il nostro patrimonio genetico, cioè le informazioni scritte nel DNA che ci portiamo dietro dalla nascita, influisce per circa il 30 per cento sul nostro destino. L’aspettativa di vita, a quali malattie andremo incontro, quale sarà il nostro stato di salute nel corso degli anni: tutte queste variabili sono quindi condizio­nate per circa il 70 per cento dai cosiddetti fattori ambientali.”