Dieta mediterranea, tra verità e falsi miti

di Daniela Commenta

Se siete estimatori della dieta mediterranea, peraltro da sempre sempre apprezzata da medici e nutrizionisti, questa notizia vi lascerà decisamente meravigliati: secondo la tesi del professor Vito Teti, la tanto decantata dieta mediterranea in realtà non avrebbe niente a che fare con i modelli alimentari delle regioni mediterranee.

Il professor Vito Teti, ordinario di Etologia all’Università della Calabria e direttore del Centro di Antropologia e Letterature del Mediterraneo, ha esposto la sua tesi nel saggio intitolato “Maledetto Sud” e, c’è da scommettere, farà parecchio discutere.

Nel suo saggio, Teti analizza falsi miti legati al Sud e tra questi rientra anche la dieta mediterranea, che, lo ricordiamo, è stata anche inserita dall’Unesco nel patrimonio immateriale dell’umanità; secondo l’antropologo, neanche i tre pilastri alla base dell’alimentazione mediterranea, ovvero grano, olio e vino, sarebbero da considerarsi tali; ecco le parole del professor Teti:

La triade mediterranea per i ceti popolari, che fino agli anni Cinquanta consumavano pane nero e condivano, quando potevano farlo, con grasso di maiale, era un sogno proibitivo.

Insomma, l’alimentazione mediterranea tanto decantata dai medici di tutto il mondo non corrisponderebbe alla realtà delle cucine meridionali e anche le virtù salutari di questa dieta non sarebbero proprio tali. Scrive ancora l’antropologo:

I meridionali, i campani, i calabresi sono i più distanti dal presunto modello mediterraneo, i maggiori consumatori di grassi e di carni, i più obesi e i più sofferenti di malattie da eccessiva e cattiva nutrizione.

Secondo l’antropologo, la dieta mediterranea non sarebbe un modello alimentare quanto un insieme di abitudini diverse, dovute in parte dalla povertà e, dall’altra parte, dalla ricchezza. Considerati i diversi studi scientifici, tra i quali quello che lega questo tipo di alimentazione alla longevità e alla fertilità, la tesi del professor Teti è destinata a far discutere e ad aprire nuove diatribe sull’argomento.

 

[Fonte]

 

Photo Credit | Thinkstock

 

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