Alimenti senza glutine, in arrivo nuove norme

di Daniela Commenta

 Gli alimenti senza glutine sono essenziali per i celiaci, ovvero tutte quelle persone intolleranti alla gliadina, una componente alcool-solubile del glutine, contenuta nel frumento, nell’orzo, nella segale, nel farro e nel kamut. Diverse novità legate all’immissione nel mercato di cibi senza glutine sono in corso; la prima, già esecutiva dall’inizio del 2012, è la norma del regolamento CE 41 del 2009, secondo la quale le aziende possono immettere liberamente sul mercato prodotti alimentari “senza glutine”, che vanno ad affiancarsi ai tradizionali cibi gluten free inseriti nel Registro nazionale dei prodotti dietetici senza glutine.

Nonostante i nuovi alimenti senza glutine debbano rispettare determinati criteri di legge, come una quantità di glutine non superiore a 20 mg/kg, garantire l’assenza di ingredienti derivati dai cereali che contengono glutine e l’assenza di contaminazione durante il processo produttivo, provocano comunque perplessità e preoccupazione: se da una parte l’allargamento del mercato gluten free ha aumentato l’offerta di cibi adatti ai celiaci, dall’altra ha imposto una maggiore attenzione del consumatore.
A questo proposito l’Aic, l’Associazione Italiana Celiachia raccomanda di non fidarsi solo di autodichiarazioni di idoneità dell’azienda riportate su siti internet o su materiale pubblicitario, specie se non sono supportate dalla scritta “senza glutine” riportata esplicitamente nell’etichetta.

La novità che desta più preoccupazione è però un’altra: la proposta Com 353, varata dalla Commissione Europea nel giugno 2011, ma non ancora esecutiva, suggerisce ancora una semplificazione, ovvero l’eliminazione della categoria prodotti dietetici e l’assimilazione della dicitura “senza glutine” ad un’etichetta generica.

La dottoressa Caterina Pilo, direttore generale dell’Aic commenta così la prossima possibile innovazione:

In termini di sicurezza, una cosa è un alimento che per essere immesso sul mercato deve entrare in uno specifico registro che prevede controlli severi a monte, (come accade finora per i prodotti dietetici gluten free), altro è l’autocertificazione di un’azienda e i controlli a scaffale sulla veridicità dell’etichetta, effettuati dalle autorità competenti.

Inoltre, la dottoressa Pilo sottolinea come la totale liberalizzazione dei cibi gluten free potrebbe provocare un’ulteriore “banalizzazione” della celiachia, facendola diventare da malattia sociale a regime alimentare: l’introduzione libera sul mercato di alimenti senza glutine potrebbe generare la tendenza di una dieta gluten free per dimagrire, finendo per associare i cibi senza glutine ai cibi light; un comportamento assolutamente superfluo, dato che mangiare cibi senza glutine non fa dimagrire.

Gli esperti, comunque assicurano che saranno fatti tutti i tentativi per evitare che Com 353 venga varata e per far rientrare i prodotti senza glutine nella categoria “speciale” dei prodotti alimentari con fini medici speciali.

 

[Fonte]

Photo Credit: Thinkstock

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