L’indice di massa corporea è superato: quali sono i nuovi valori?

di Redazione Commenta

Quante volte si è parlato di indice di massa corporea? E’ stato il valore base per stabilire il peso forma per anni. È stato anche uno dei concetti maggiormente discussi, perché ovviamente si è sempre trattato di un dato indicativo e non assoluto, non tenendo in considerazione per esempio lo stile di vita, il peso dello scheletro e della massa muscolare. Ci sono buone possibilità che IMC o BMI vada finalmente in pensione.

Come mai potrebbe essere archiviato? A riaccendere la discussione è un editoriale delle Science, che dimostra come spesso BMI possa creare della falsa informazione e soprattutto non sia indicativo dello stato di salute. Rexford Ahima e Mitchell Lazar dell’università della Pennsylvania hanno fatto il punto su quelli che sono i limiti principali:

L’indice non riflette accuratamente la proporzione tra muscoli e tessuto grasso nel corpo, e non tiene conto del genere e delle differenze di razza tra le persone. Inoltre l’accumulo di grassi in alcune aree del corpo sembra dannoso, mentre in altre appare poco pericoloso.

Per definire meglio questa dichiarazione: si può essere magrissimi e avere la pancia. La pancetta può essere la base per lo sviluppo di malattie metaboliche, ovviamente l’IMC non lo registra. Pensate che secondo alcune statistiche,  il 24% degli americani che hanno un indice corretto presentano in realtà dei profili metabolici sballati, con problemi che vanno dalla resistenza all’insulina all’eccesso di colesterolo.

Come si può sostituire questo valore? In difesa dell’Indice di Massa Corporea possiamo anche dire che da solo forse è inutile, ma all’interno di un quadro clinico più approfondito e magari incrociando una serie di dati può risultare utile. Tra le proposte, c’è l’ Absi (sigla che sta per A Body Shape Index) che tiene conto anche della circonferenza della vita, dove si annida il grasso più cattivo. A questo bisognerebbe aggiungere anche la misura di alcuni ormoni dell’adipe, miochine e citochine, utili per predire il rischio associato a obesità e sindrome metabolica.

 

Photo Credit | ThinkStock

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