La dieta contro il “fegato grasso”

di Daniela Commenta

Quando si parla di fegato che funziona male generalmente si pensa agli eccessi dovuti all’alcool; in realtà non è la sola causa del cosiddetto “fegato grasso”, vale a dire la steatosi epatica non alcolica, una patologia che riguarda circa il 30% degli adulti. L’unico modo per tenere sotto controllo questa patologia è quello di seguire una dieta corretta, un fattore indispensabile confermato anche dalle linee guida recentemente pubblicate sul “Journal of the American Dietetic Association”.

Seguire una dieta corretta, quindi è molto importante per tenere sotto controllo la steatosi epatica non alcolica che, generalmente, ha un andamento benigno ma che, nel 15% dei casi può complicarsi con un’epatite e sfociare in cirrosi epatica. Il fegato grasso è causato da una maggiore resistenza all’insulina e quindi si associa spesso a diabete e sovrappeso.

Seguire una dieta corretta non serve solo alla salute del fegato, ma anche a prevenire le malattie cardiovascolari e quelle cerebro-vascolari come l’ictus. Cosa si intende, quindi, per dieta corretta? La revisione pubblicata sul Journal of the American Dietetic Association si basa su un approccio personalizzato in quanto, anche gli accorgimenti generali, se non sono studiati bene su ogni persona possono rivelarsi inefficaci se non addirittura controproducenti.

La perdita di peso è indicata come primo obiettivo da raggiungere, ma in modo graduale e senza esagerare, ovvero massimo mezzo chilo o un chilo alla settimana: se si perde di più, infatti, la steatosi può addirittura aumentare. Lo stesso vale per i grassi, come spiega il dottor Massimo Zuin, responsabile dell’Unità di medicina, epatologia e gastroenterologia dell’ospedale San Paolo di Milano:

Se si riducono troppo i grassi è necessario aumentare i carboidrati per raggiungere un apporto energetico ragionevole, ma una dieta ricca di carboidrati, soprattutto se in forma di zuccheri e di farine raffinate, favorisce lo sviluppo della resistenza all’insulina e quindi la steatosi. Insomma, anche se il problema è il fegato grasso, una dieta troppo magra potrebbe essere controindicata.

Non bisogna, quindi, tagliare i grassi dalla dieta a patto di preferire quelli monoinsaturi, in grado di proteggere dalle malattie cardiovascolari e di migliorare la sensibilità dell’insulina; sì anche agli omega 3, mentre vanno limitati quelli saturi presenti nelle carni, nei formaggi, nei salumi grassi e nei condimenti di origine animale.

In via di principio, comunque, la dieta contro la steatosi epatica non alcolica prevede il consumo di alimenti a basso indice glicemico, come la pasta, l’orzo, i legumi, i cereali integrali, e poi cibi magri come il pesce, la frutta, la verdura e l’olio d’oliva; da limitare, oltre agli acidi grassi saturi, anche gli zuccheri semplici e le bibite zuccherate. Da tenere sotto controllo sostante come lo zenzero, la caffeina e i probiotici, il cui ruolo è ancora da dimostrare.

Ovviamente, durante la dieta bisogna abolire l’alcool e, una volta raggiunto il peso ideale, limitarsi a un massimo di tre bicchieri di vino al giorno; infine, non dimenticare di associare alla dieta un po’ di attività fisica strutturata da praticare due o tre volte la settimana.

 

[Fonte]

Photo Credit: Thinkstock

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