Sindrome del colon irritabile e abitudini alimentari

di Silvana Commenta

La sindrome del colon irritabile è un disturbo della motilità intestinale che afflige all’incirca il 30% degli italiani nella cui insorgenza incidono ampiamente fattori emotivi. Il disturbo è caratterizzato da crampi addominali, spesso accompagnati da sudorazione, vertigini e sensazione di malessere generale, meteorismo e dall’alternanza di diarrea e stipsi.

Sebbene non esista una vera e propria cura farmacologica, appare certo che adottare alcuni accorgimenti riguardanti lo stile di vita alimentare possa alleviare notevolmente i  sintomi di questo disturbo che in alcuni casi si risolve spontaneamente con il tempo. In questo senso quindi può essere utile consumare i pasti ad orari regolari e ridurre notevolemente il consumo di caffè e alcolici, oltre che di tutti quei cibi dotati di un forte potenziale flatulogenico quali cipolle, sedano, cavoli, carote, fagioli, banane, prugne e così via.

Inoltre, poichè il colon irritabile è spesso associato ad un deficit della lattasi, l’enzima presente nell’intestino necessario per digerire i latticini, talvolta è opportuno eliminare dalla dieta, almeno per un periodo di tempo, il latte e tutti i suoi derivati (formaggi, yogurt, gelati ecc.)

Gli accorgimenti che è necessario adottare a tavola povranno poi variare in funzione dei sintomi presenti: mentre nei periodi di stitichezza sarà opportuno aumentare il consumo di alimenti ricchi di fibre quali frutta, verdura filamentosa e cibi integrali, nei periodi di dissenteria sarà il caso di eliminarli. In linea di massima le persone affette da colon irritabile dovrebbero limitare, se non evitare del tutto, il consumo di dolci, pietanze e sughi elaborati preferendo pietanze semplici, cucinate in modo leggero.

Come accennato, questo disturbo appare legato a fattori emotivi e può fare la propria comparsa in periodi di grande stress. Per questo motivo, soprattutto quando la sindrome del colon irritabile inficia notevolemente la qualità della vita può essere utile, oltre a seguire le opportune cure mediche, rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta.

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