Boy Kibble? Scopriamo insieme questa nuova tendenza alimentare che sta spopolando su Tik Tok e che sebbene un po’ “triste”, teoricamente non dovrebbe essere troppo deleteria per la salute.

Cosa è il boy kibble a tavola
Perché diciamo questo? Perché nonostante tutto non promuove piatti eccessivamente sbilanciati. Ma andiamo con ordine. Negli ultimi mesi, tra i contenuti più curiosi e discussi su TikTok è emerso un fenomeno virale dal nome “boy kibble”. Il termine può suonare strano a chi lo sente per la prima volta, ma in realtà descrive in modo ironico un comportamento davvero particolare a livello alimentare.
Noi ci occuperemo solo di questo aspetto, mettendo da parte quello legato alle dinamiche di coppia. L’espressione “boy kibble” nasce dall’unione di due parole inglesi: “boy”, cioè ragazzo, e “kibble”, che indica i croccantini per animali domestici. Sebbene il tono sia provocatorio in realtà per quel che concerne la dinamica relazionale, a livello alimentare si assiste a una tendenza perlomeno particolare.
Quando di fa il richiamo ai croccantini per animali non ci si allontana troppo da quel concetto di alimentazione. Soprattutto perché i piatti richiamano quei mix di riso, pollo e poco altro che non di rado vengono serviti ai nostri cani. È ovviamente un termine informale nato su internet per descrivere l’alimentazione molto semplice e ripetitiva che alcune persone, spesso ragazzi giovani, tendono ad adottare quando vivono da soli o cucinano poco
Modello alimentare non sostenibile sul lungo periodo

Dal punto di vista nutrizionale, il boy kibble non è una dieta vera e propria, ma piuttosto un modello alimentare basato su pochi alimenti pratici. Tipicamente include prodotti industriali come pizza surgelata, noodles istantanei, spuntini confezionati, panini semplici, cereali da colazione o piatti pronti. Questi cibi hanno alcune caratteristiche comuni: sono economici, richiedono pochissima preparazione e si conservano a lungo.
Nelle versioni più fit incontriamo cereali integrali, pollo, uova e verdure spesso unite in una unica soluzione. Il problema principale, dal punto di vista alimentare, è che un’alimentazione del genere tende a essere poco varia.
Anche se può fornire abbastanza calorie, spesso è sbilanciata: contiene molte farine raffinate, sale e grassi mentre apporta meno fibre, vitamine e minerali rispetto a una dieta più diversificata con frutta, verdura, legumi e pesce. Nel lungo periodo questo può rendere più difficile coprire tutti i fabbisogni nutrizionali dell’organismo.
Tutto si basa su un semplice concetto: cibo veloce, saziante e che non richiede abilità in cucina. Ragione per la quale è facile da replicare ogni giorno. Va sottolineato che nella maggior parte dei casi le persone tendono a puntare dove possibile su una variante fit magari cucinando una volta a settimana per poi suddividere il tutto in più pasti.
Fenomeno culturale? Di certo non un modello alimentare raccomandato. Nemmeno nella sua versione fit sul lungo periodo. È sempre meglio puntare su qualcosa di più vario.




