L’ampeloterapia ovvero la cura dell’uva

di Siry Commenta

Finalmente gli esperti ci assicurano che la vendemmia 2009 sarà buona, sia come quantità (non inferiore a quella dell’anno passato) che come qualità, dandoci ottimi vini italiani, conosciuti in tutto il mondo. Inol­tre, nonostante le piogge e le temperature non proprio normali del mese di luglio, quest’anno anche l’uva da tavola sarà particolarmente dolce e succosa. E allora sarà un autunno all’inse­gna di questo storico frutto, grande alleato di bellezza e benessere, oltre che efficace antidoto contro lo stress generato dal rientro alla vita normale dopo un periodo di va­canza e relax, grazie alle sue pro­prietà tranquillanti.

La melatonina contenuta nella buccia dei chicchi di uva infatti, come spiegano gli esperti del­l’istituto di patologia vegetale del­l’Università degli Studi di Milano, può contribuire a com­battere il cosiddetto “stress da rientro al lavoro” dopo la pausa estiva, regolando i ritmi circadiani (i ritmi biologici che hanno più o meno la durata di 24 ore) negli esseri umani, proprio come fa l’ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale situata nel cervello.

La melatonina regola il ritmo sonno-veglia ed in pratica indica al nostro organismo quando è il mo­mento di andare a dormire, ma ha anche un’interessante attività anti-tumorale ed è un potente antiossidante. E’ tempo quindi di ampeloterapia, (dal greco “am­pelos”, vite) la cosiddetta “cura dell’uva” utilizzata nell’antica Gre­cia (la raccomandava anche Ga­leno) e nella Roma imperiale, che si rivela benefica per il nostro or­ganismo, sia perché lo depura sia perché ci aiuta a mantenerci in forma.

Immediato l’effetto toni­ficante grazie alle proprietà di­sintossicanti e digestive del frutto: il fegato lavora meglio, la digestione diventa regolare, la pelle risulta più pura e tonica i ca­pelli si rinforzano e si rivitaliz­zano. Contiene inoltre glicidi, pectina, oli aromatici, acidi orga­nici, fosforo, magnesio, rame, ferro e vitamine (A, Bl, B2, C e PP). La buccia è ricca di antios­sidanti, mentre i semi (o vinac­cioli, sconsigliati per chi soffre di problemi intestinali) sono formati da olio, cellulosa, acqua, amido, tannini e sali minerali.

Ecco dunque qualche consiglio per una cura dell’uva adatta a tutti: la cura va fatta se possibile con uva appena colta e si prolunga ge­neralmente per un paio di setti­mane. Prima di essere mangiata, l’uva va sempre accuratamente la­vata in acqua corrente, in modo da togliere la polvere e le eventuali tracce di solfato di rame che pos­sono essere presenti sulla buccia. Si può iniziare consumando circa 500g di uva al giorno preferibil­mente in sostituzione della colazione. Se questa dose sembrasse eccessiva, la si può suddividere tra la prima colazione e altri due spuntini a metà mattino e a metà pomeriggio.

La quantità d’uva va gradual­mente aumentata, in modo che alla fine della prima settimana si arrivi a consumarne 1 Kg e, nel corso della seconda, anche 2Kg al giorno. Naturalmente con un consumo così sostenuto vanno progressivamente abbandonati gli altri alimenti, iniziando da quelli ricchi di grassi e proteine (carne, pesce, formaggi, uova…). E’ inoltre opportuno rinunciare al vino, alla birra, ai liquori, al caffè e al tè. Anche le verdure crude e gli altri tipi di frutta vengono, di solito, spontaneamente ridotte.

E questo è un bene, perchè si ri­duce così la possibilità di inne­scare fastidiose fermentazioni intestinali. Dopo 2 o 3 giorni di ali­mentazione basata solamente sull’uva si iniziano a reintrodurre poco a poco gli altri alimenti a partire dai cereali (pane, riso, pasta). E’ opportuno sottolineare che, per evitare l’insorgere di fa­stidi intestinali, l’uva andrebbe sempre consumata lontano dalle altre vivande. Ad esempio negli spuntini di metà mattina o di metà pomeriggio oppure in pasti di sola uva. In caso di consumo del succo d’uva non ci sono invece restrizioni, in quanto può essere associato ad altri alimenti anche ricchi di fibre (cereali, pane inte­grale ecc.).

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