Mal di testa, come capire se è il cibo a provocarlo

di Silvana Commenta

Abbiamo già visto che alcune sostanze contenute negli alimenti (amine bioattive, additivi alimentari ecc.) possono avere effetto cefalgico e che è questo il motivo per cui, soprattutto in persone predisposte,subito dopo mangiato può fare la propria comparsa uno sgradevole mal di testa. Questo però non significa affatto che siamo in presenza di un’allergia alimentare, quanto piuttosto di un’ipersensibilità o intolleranza verso un alimento o una classe di alimenti.

Ma come è possibile individuare il nostro nemico? Come facciamo ad essere davvero sicuri che sia stato quel particolare cibo che noi sospettiamo a provocarci sintomi quali mal di testa, tachicardia e abbassamento della pressione?  Per prima cosa dobbiamo essere sicuri che la nostra cefalea abbia realmente a che fare con l’alimentazione; è opportuno quindi, se questa si presenta regolarmente da diversi giorni, segnare l’orario in cui fa la propria comparsa.

Se questa ci sembra effettivamente correlata con il pasto può essere utile compilare un diario alimentare; un promemoria cioè in cui andranno scrupolosamente annotati gli alimenti che abbiamo consumato, a che ora e in che quantità e l’eventuale comparsa di mal di testa e degli altri sintomi che possono accompagnarlo. Questo documento dovrà quindi essere consegnato al nostro medico perchè gli sia d’aiuto nella ricerca di una soluzione al nostro problema, mentre non deve assolutamente essere usato per eliminare noi stessi dalla dieta eventuali alimenti sospetti.

Ricordate però che alcune sostanze, come le amine bioattive cui abbiamo fatto cenno in apertura, oltre ad essere contenute negli alimenti possono essere sprigionate da questi subito dopo l’ingestione o nel corso dei processi digestivi. Dunque non è infrequente che la cefalea, se pure legata all’alimentazione, faccia la propria comparsa anche diverse ore dopo il pasto.

Più in generale, sembra che per ridurre il problema sia utile ridurre la quantità di sale aggiunto e il consumo di alimenti addizionati con un particolare esaltatore di sapidità: il glutammato monosodico.

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