Cosa sono i neuroni hangry? A quanto pare la fame ci rende davvero più aggressivi. Ma esiste una spiegazione scientifica o sono solo nostre sensazioni?

Esistono davvero i neuroni hangry?
A chi non è mai capitato di sentirsi nervoso, irritabile o semplicemente meno paziente quando ha saltato un pasto? In inglese esiste persino una parola per descrivere questa condizione: “hangry”, nata dall’unione di “hungry” (affamato) e “angry” (arrabbiato). Ma si tratta solo di un modo scherzoso di dire o la fame può davvero modificare il nostro comportamento?
Una recente ricerca sui topi offre una risposta sorprendentemente concreta. Gli scienziati hanno osservato che una fame moderata può effettivamente aumentare l’aggressività e hanno individuato un possibile meccanismo neurale alla base di questo fenomeno. Nel cervello dei topi, infatti, l’attività di alcuni circuiti dell’ipotalamo legati all’aggressività cambia quando l’animale è a digiuno. Dopo circa 18 ore senza cibo, i topi diventavano più rapidi nell’attaccare e mostravano più episodi aggressivi.
Il risultato è interessante anche perché coinvolge i cosiddetti neuroni AgRP, cellule dell’ipotalamo fondamentali per la sensazione di fame (i neuroni hangry del titolo). Quando l’organismo percepisce una carenza di energia, questi neuroni si attivano e spingono l’animale a cercare e consumare cibo. Studi precedenti avevano già dimostrato che i neuroni AgRP comunicano con circuiti cerebrali coinvolti nella paura e nell’aggressività, suggerendo che la fame possa influenzare anche comportamenti diversi dal semplice mangiare.
Attenzione a non generalizzare

La nuova ricerca aggiunge però un dettaglio importante: più fame non significa automaticamente più aggressività. Gli effetti sembrano dipendere dall’intensità della privazione. Una fame moderata rendeva i topi più inclini all’attacco, mentre una privazione molto prolungata finiva per ridurre l’aggressività. In altre parole, il cervello sembra cercare un equilibrio tra due esigenze: procurarsi energia e non sprecarla inutilmente.
E negli esseri umani? Qui bisogna essere prudenti. I risultati sui topi non dimostrano che una persona affamata diventerà necessariamente aggressiva. Il comportamento umano dipende da moltissimi fattori, tra cui stress, personalità, contesto e aspettative. Tuttavia, l’idea che la fame possa favorire irritabilità e reazioni più impulsive non è affatto campata in aria. La ricerca neuroscientifica mostra infatti che lo stato energetico dell’organismo può modificare il modo in cui il cervello assegna priorità alle diverse motivazioni.
Quindi i “neuroni hangry” non sono, in senso stretto, neuroni che ci fanno arrabbiare quando abbiamo fame. Ma un modo in cui possiamo “raccontare” il collegamento tra circuiti della fame, emozioni e comportamento. La prossima volta che il pranzo tarda ad arrivare, dunque, la colpa potrebbe non essere soltanto del nostro caratteraccio: almeno in parte, potrebbe essere anche il nostro cervello.




