Intolleranza ai latticini, cosa evitare e cosa mangiare

L’intolleranza al latte e ai suoi derivati, come i latticini, è piuttosto frequente nei bambini, ma a volte persiste anche da adulti, il che impone una certa attenzione per chi ne soffre, sia per quanto riguarda gli alimenti da evitare, sia quelli da integrare nella dieta per non avere carenze di vitamina D e calcio.

Calorie del latte

 Il latte, sia che si utilizzi come bevanda o come base per preparare piatti, rappresenta un alimento molto usato nell’alimentazione sana di adulti e bambini. Le sue qualità nutritive e il suo essere stato rivalutato come alleato nella dieta, lo rende un alimento straordinario. L’ampia varietà di latte presente nel mercato rende a volte difficile la scelta su quale latte va meglio per una dieta corretta.

Il mercato offre un’ampia varietà e tipologie di latte non solo rispetto al tipo di lavorazione che elimina le parti grasse (latte intero e non) ma anche rispetto alla provenienza animale (latte di vacca, latte di pecora, latte d’asina, ecc.). Ma quali sono le differenze caloriche tra i diversi tipi di latte?

Calorie del latte

Ormai sul mercato è possibile scegliere tra diverse varietà di latte che variano in base alla loro provenienza animale. Quali sono le differenze caloriche dei diversi tipi di latte? Se prendiamo come riferimento quantitativo un bicchiere della capienza di circa 15 cl troveremo enormi differenze tra i tipi di latte:

Il latte di mandorle, di riso e d’asina

Oltre ai latti ottenuti dai cereali (riso e avena) e dai legumi (soia), esiste anche il latte di mandorla prodotto a partire dal seme oleoso. Se hai problemi di sovrappeso, non dovresti abusare di questo prodotto, che comunque ha circa  650 calorie ogni 100 cl, per cui un bicchiere di latte di mandorle da 15 cl apporta circa 97,5 calorie. Essendo però una buona fonte di fibre e grassi “buoni”, il latte di mandorle (sempre biologico) è ottimo da usare per “correggere” il sapore degli altri latti vegetali, evitando però di esagerare con le quantità. Tutti i latti vegetali si possono consumare a temperatura ambiente o riscaldati, e sono ideali per la colazione del mattino. In tal caso, si dolcificano con miele e possono essere arricchiti con frutta fresca e cereali, per garantire un rapido svuotamento intestinale.

Il latte di riso invece è usato soprattutto da coloro che, non riuscendo a digerire il latte vaccino, non vogliono comunque rinunciare al rito della tazza di latte per colazione. Questa bevanda dal lieve gusto di cereale e piuttosto energetica, pur apportando circa la metà delle calorie del latte vaccino intero, ha fibre, vitamina A, B, D e sali minerali. Va bene anche da bere insieme al caffè e al tè, e si può utilizzare per preparare torte e budini. Lo si ottiene dalla lavorazione dei chicchi di riso germogliati, macinati, stemperati in acqua e filtrati, e contiene acqua, riso, olio di girasole, sale marino e aromi.

Intolleranza al lattosio, che fare?

L’intolleranza al lattosio è causata dall’impossibilità di digerire il lattosio, il principale zucchero contenuto nel latte. Tale condizione è determinata dalla carenza di lattasi, un enzima che scinde il lattosio in zuccheri più semplici (glucosio e galattosio) che successivamente vengono assorbiti dal tratto gastrointestinale; se questo non accade il lattosio rimasto nell’intestino viene fatto fermentare dalla flora batterica con la conseguente insorgenza di sintomi quali dolori e crampi addominali, gonfiore e tensione addominale, meteorismo e diarrea.

E’ possibile distinguere l’intolleranza al lattosio in primaria e secondaria: nel primo caso l’organismo non produce lattasi per un difetto genetico e i sintomi si manifestano sin dalla prima infanzia, nel secondo la perdita dell’enzima è temporanea e può essere dovuta a infezioni o lesioni del tratto gastrointestinale o mutazioni dietetiche repentine o anche una celiachia non diagnosticata. I sintomi si sviluppano in genere intorno ai sei anni di vita.

Quando l’intolleranza al lattosio è secondaria la terapia consiste nella introduzione nella dieta di piccole quantità di latte e latticini che vengono poi aumentate progressivamente in modo da stimolare la produzione di lattasi; questa può essere infatti considerata un enzima inducibile nel senso che quando l’assunzione di latte e latticini è modesta e saltuaria ciò può far si che la produzione di lattasi non sia sufficientemente stimolata.

Pancia dilatata e ristagni di liquidi? Cime di rapa in aiuto

Le fermentazioni e la ritenzione idrica nella parte bassa del corpo sono quasi sempre i segnali di un’intolleranza a latte e derivati. Ecco come liberartene in 2 settimane con i cibi e gli integratori mirati. In questo tipo di intolleranza non è necessariamente pre­sente un sovrappeso grave: il peso corporeo può essere normale, ma non resta fisso e tende a oscillare. Il gonfiore è il vero problema: è una sensa­zione di peso localizzata alla regione dell’addome e spesso è associata a una pancia tesa e gorgogliante (meteorismo). Il gonfiore si accentua alla fine o durante un pasto; talvolta sono presenti anche disturbi del tubo digerente, come dolo­ri addominali crampiformi, stitichezza c/o diarrea, acidità, flatulenza, eruttazioni, colite ecc.

La pesantezza aumenta quando si consuma il latte vaccino e i suoi derivati (formaggi, yogurt, burro ecc.), e spesso sono presenti ristagni. Il gonfiore dipende dall’incapacità dell’organismo di metabolizzare il lattosio, che è lo zucchero naturalmente contenuto nel latte e nei derivati del latte. Per essere assorbito dall’organismo, esso deve essere scomposto nelle sue due componenti, glucosio e galattosio, da parte di un enzima (lattasi). L’intolleranza al lattosio si può manifestare quando l’apporto di lattosio supera la capacità dell’organismo di metabolizzarlo.

Latte a colazione per iniziare a dimagrire

 

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition afferma che chi fa colazione con una bella tazza di latte, arriva a pranzo con molta meno fame e questo si traduce in meno calorie assunte ed un fisico più magro! Pensate che si possono risparmiare fino a 100 calorie a pasto.

 

Avevamo già detto dell’importanza fondamentale di non saltare la prima colazione ma da oggi un breakfast più sostanzioso si traduce in un investimento sulla linea.  Alcuni ricercatori della School of Medicine and Pharmacology University of Western Australia di Pert, hanno fatto uno studio invitando  le persone a fare colazione, salvo casi di intolleranza, con il latte scremato (più leggero rispetto a quello intero) anziché con tè e succhi di frutta.