Atelofobia, la paura di non essere abbastanza belli

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Guardarsi allo specchio e pensare “oggi sto proprio bene”. Quante volte vi capita? Purtroppo di rado, se non mai. Sono pochissime le persone soddisfatte del loro aspetto e sono numerose le signore, invece, che non si vedono mai abbastanza belle. Si chiama Atelofobia ed è la paura creata dalla convinzione di non essere avvenenti. È chiamata anche sindrome dell’imperfezione.

Quali sono i sintomi? Sicuramente il fatto di non vedersi abbastanza belle o di non sentirsi all’altezza, dà alla donna una visione di sé allo specchio molto distorta. È un’insicurezza che ovviamente si ripercuote sulle relazioni sociali, sulla capacità dell’individuo di affrontare le piccole difficoltà della vita e sulla salute.

L’atelofobia è una patologia seria che per alcune donne può diventare un ostacolo per la vita lavorativa e personale. Il processo ha origine a livello cerebrale ed è molto complicato porvi rimedio a livello fisiologico, ma è possibile offrire alla paziente un sostegno psicologico e suggerirle alcune soluzioni che le consentano di valorizzare i suoi pregi.

Ha dichiarato Paolo Mezzana, specialista in chirurgia plastica, che sta indagando sulla patologia anche a un sondaggio online sulla sua fanpage Facebook, seguita da più di 1.600 utenti, per conoscere come vivono il loro aspetto le “amiche”. Il risultato è apparso abbastanza evidente: solo il 18 percento si è dichiara soddisfatta.

Quali sono i dettagli che una donna vorrebbe cambiare di sé? Nel 15 percento dei casi intervistati la pancia, nel 10 il naso. Il 35 percento sostiene che vorrebbe cambiare più di una cosa. Sono gli occhi, invece, la parte più apprezzata dalle “amiche on line”, seguiti dalle labbra. Questa patologia deve essere monitorata soprattutto dai chirurghi plastici, perché – come suggerisce il medico – un intervento richiesto molto invasivo può non essere consigliabile. Deve essere il dottore a indirizzare la paziente verso tecniche che la inducano con interventi soft a sentirsi più bella.

Photo Credit | ThinkStock

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